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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

I baffi, di E. Carrère

In queste settimane di pandemia, ho scoperto la difficoltà di leggere narrativa. Per lavoro ho dovuto (e tutt'ora devo) leggere di matematica, ma la narrativa sta diventando un blocco. Immagino sia una reazione di tipo traumatico alle paure del presente e del futuro.

In un mese sono riuscito a terminare solo questo (breve) romanzo di Emmanuel Carrère, che Adelphi ha pubblicato a più di trent'anni dall'uscita in lingua francese. A posteriori devo ammettere che avrei potuto scegliere una lettura meno angosciante, ma ormai il danno è fatto.

La trama, tecnicamente esile, di questo inquietante racconto nasce da un evento di assoluta banalità: il protagonista decide di radersi i baffi. Dopo tanti anni, il suo viso ha bisogno di un'aria nuova, forse più giovanile. Cinque minuti, e quei peli sul labbro superiore sono caduti nel lavandino. E da questo momento comincia un incubo.

Per prima la moglie si mostra completamente indifferente alla novità, anche perché sostiene che novità non sia: il marito non ha mai portato i baffi! Alla certezza della consorte si allineano presto i migliori amici della coppia, fino al punto di negare l'esistenza di quei baffi perfino nelle foto di tanti anni prima.

Scoppiano furiose litigate, vengono tenere riappacificazioni, ma la negazione dei baffi resta totale. Di più, in un paio di giorni scompaiono i ricordi dei viaggi di piacere, delle vacanze, perfino del padre: sarebbe morto un anno addietro, ma il nostro protagonista è convinto di averlo visto a pranzo solo domenica.

Pazzia? Complotto? Tutte le ipotesi si accavallano in un vortice di paranoia e di disperazione. Ma è esattamente in questo climax di tensione psicologica che la narrazione si chiude su sé stessa. La seconda parte del libro, quella della fuga verso Honk Kong, mostra una certa mancanza dell'idea che avrebbe potuto trasformare questo libro in un piccolo capolavoro. Invece la lettura si banalizza, sembra il copione di un film TV, o di un episodio delle vecchie serie ai confini della realtà.

Il finale, che non svelo, regala molto ribrezzo ma poca soddisfazione. Di Carrère ho letto ancora poco, ma altrettanto scarse sono le soddisfazioni che ne ho tratto. Riassumendo: l'idea è buona, ma il risultato finale delude.

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