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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Glasnost all'amatriciana

Meno di un mese fa, ho presentato un progetto di ricerca presso un importante istituto nazionale di matematica, malauguratamente bollato come ente inutile e infine salvato in extremis dai canini aguzzi di Tremonsferatus.
Il progetto è stato bocciato, e sono cose che succedono. L'aspetto ambiguo della vicenda è il clima misterioso e carbonaro in cui essa si è svolta.
Sorvolo sulle difficoltà logistiche ed informatiche all'atto di inviare i progetti; un mio amico dice sempre che "se non sei capace, lascia perdere". Meglio spedire una email, che sbattere la testa per ore contro un'applicazione web fatta male e fruibile solo dietro raccomandazioni telefoniche di sedicenti tecnici.

Il fatto grave è la mancanza di trasparenza. Ogni progetto doveva essere composto da tremila caratteri: provate voi a scrivere un progetto di ricerca scientifico in tremila caratteri, senza formule e senza bibliografia. Ciascun progetto è stato poi valutato da... chi? Supponiamo che una commissione di esperti si sia impegnata a leggerli e a confrontarli. Peccato però che i criteri di valutazione, ingrediente indispensabile alla stesura di una qualunque graduatoria, siano segreti. Nessuna indicazione nel bando, nessuna pagina web di riferimento. Un puro atto di fede, insomma.
Il responso è arrivato con una email di tre righe: Caro Secchi, il tuo progetto non sarà finanziato. Punto.
Punto? Ma come? Era una lotteria o una valutazione seria? Perché non vi è piaciuto? Era troppo banale, troppo ambizioso? Sono troppo vecchio, o troppo giovane, o forse faccio schifo e non osate dirmelo in faccia?
La prossima volta comprerò un biglietto della lotteria, che almeno ha regole chiare.

Perché dobbiamo essere chiari: le valutazioni comparative sono tali solo quando gli interessati possono leggere le carte. Nel segreto delle catacombe, le commissioni potrebbero giocare ai dadi i nomi dei vincitori, per non essere ancora più maliziosi.

Nei lontani anni 70, le storie di Paperon de' Paperoni finivano spesso con una vignetta in cui i suoi dollari piovevano su Paperopoli, e la folla gridava "Prendi prendi! Arraffa arraffa!"
Noi italiani siamo fatti così, arraffiamo quello che cade dal cielo e tiriamo avanti senza troppi scrupoli.

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