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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Mare, mare... mare?

Dunque: sono al mare. A Finale Ligure, o più precisamente a Varigotti. Sono arrivato da meno di dodici ore, quindi il buon senso dovrebbe suggerirmi di sospendere ogni giudizio. Tuttavia, vorrei esprimere alcune considerazioni di carattere generale sul mare, inteso come luogo di soggiorno e villeggiatura.

Uno dei miei esercizi preferiti consiste nell'osservare i tipi da spiaggia. L'ho fatto anche oggi pomeriggio, fingendo di leggere un Giallo Mondadori in piazza dei pescatori. La mia conclusione è semplice: al mare andiamo per sfogare i sensi di colpa e le repressioni di tutta la vita. Ho visto anziani pensionati che sfoggiavano unghie corrose e gambette rachitiche come se fosse una passerella di moda organizzata da Nosferatu. Poi sono arrivate le mamme cellulitiche, che sospingevano i pargoletti indemoniati verso la spiaggia; lo scopo era quello di consentire alle piccole locuste di rendere inabitabile un ettaro di sabbia tutto intorno.
Altrettanto caratteristici i branchi di adolescenti milanesi in libera uscita: vestiti come i membri di una gang messicana, arrivano sulla costa con le scarpe da pallacanestro e gli zaini della scuola. E ovviamente sono molto fieri di soffrire le pene dell'inferno quando la ghiaia ligure si infila sotto le stringhe e nelle mutande (firmate) che a San Babila vanno per la maggiore.

Sarò strano, lo ammetto. Però trovo straordinariamente intriganti le ragazze di cento anni fa, che sulle coste della Normandia prendevano il sole nei loro eleganti vestiti di cotone a righe blu. Sono certo che anche loro avevano difetti e imperfezioni sgradevoli. Ma l'eleganza raffinata che traspare dalle fotografie dell'epoca non ha paragoni con la triste esibizione di pancette saltellanti e polpaccetti da calciatore in pensione che ho ammirato questo pomeriggio.

Sono un po' snob, non è così?

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