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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Very false friends

Ok, tecnicamente non parlerò di false friends. Ma di qualcosa di abbastanza simile. In questo periodo mi sono lanciato nella visione di alcuni film in lingua originale. Sorvolando su quelli in serbo-croato, che potrebbero essere muti as well, è divertente utilizzare i sottotitoli per seguire i film in lingua inglese. Cioè, per essere precisi: in lingua americana.

Eh già, perché forse non ci avete mai pensato, ma le seguenti frasi sono praticamente indistinguibili per uno yankee:

  1. I'll write a letter;

  2. I'll ride a ladder.


D'accordo, la seconda frase non ha molto senso per una persona sana di mente. Eppure... Un altro esempio buffo è:

  1. I've got;

  2. I've God.


La seconda alternativa è degna di un delirio di onnipotenza, ma il suono è davvero simile. Strano, vero? Vi hanno insegnato a parlare inglese come la regina (per inciso, a me hanno insegnato a parlare inglese come una professoressa calabrese di inglese, ma lasciamo stare), e quando sentite Obama che si rivolge alla nazione non capite un'acca. Sapevate che foot e food hanno suoni diversi, ma solo in alcune regioni degli USA? E book, con quale dei due fa rima? Bella domanda. La risposta è che dipende. Se volete divertirvi, fate ad esempio questo test. Io, inconsciamente, ho scoperto di parlare un inglese simile al cosiddetto Inland Northern dialect, che poi è quello del Wisconsin e di Chicago. Pur avendo la erre blesa ("moscia"), parlo in modo rhotico. In più uso le "-er" nasali e le "o" aperte come la "a" (ad esempio dot=daaaht, God=Gaahd), ma cot e caught per me sono suoni diversi. Inoltre, e qui non so proprio perché mi venga spontaneo, pronuncio on come don (daahn), ma dawn come yawn (dohn).

La linguistica inglese è molto affascinante, ma continuo a non capire come possa essere parlata una lingua in cui una parola suona come N parole diverse in N regioni. E ci credo che faccio fatica a capirlo, no?!

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