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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Recensione: Faubourg

René De Ritter, al secolo René Chevalier, è quello che oggi definiremmo un balordo. Poco più che quarantenne, ha trascorso gli ultimi ventiquattro anni vagabondando per il mondo; ha vissuto di espedienti al limite della disonestà, conoscendo anche la prigione.






Adesso scende dal treno in una città della provincia francese, accompagnato dalla giovane Léa, già prostituta in una casa di tolleranza a Clermont-Ferrand. In quella città, mai nominata, René è nato e cresciuto, in un ambiente povero e soffocante. È tornato per fare un "colpo", probabilmente una grossa truffa; e forse anche per fare "colpo" su Léa, che lo giudica un dilettante.
I due alloggiano nell'albergo di Albert, un vecchio compagno di scuola di De Ritter, e badano a vivere rigorosamente separati. Léa seduce facilmente l'ingenuo Albert, e gli estorce forti somme di denaro. Contemporaneamente De Ritter si fa consegnare altri soldi dalla moglie di Albert, con la promessa di allontanare per sempre quella donna di malaffare dalla città.
Intanto René conduce un'esistenza da avventuriero, ostentando il suo passato e le sue conoscenze altolocate; riesce perfino ad ottenere una collaborazione fissa con il giornale locale, e nel frattempo si conquista l'ammirazione dei suoi concittadini.
Vincendo il senso di repulsione per un passato al quale crede di essere finalmente sfuggito, De Ritter rivede un'anziana amica di famiglia e la madre, ormai rimasta vedova. Arriva al punto di chiedere - ed ottenere - la mano di una sua antica fiamma, bruttina ma proprietaria di un negozio di calzature e di diverse case; ormai ricco, René prova un senso di malessere e di insoddisfazione che non può spiegare. Frequenta sempre Léa, le giura di agire solo per cinico interesse economico, ma la donna intuisce la verità: il suo compagno non è migliore di quei poveri bifolchi che vivono in un mondo ovattato. René è tornato per rimanere, perché egli stesso appartiene a quella razza: vorrebbe reprimere la sua vera indole, ma non può farcela.
E puntualmente l'equilibrio precario si rompe. In un accesso di gelosia e di ossessione, De Ritter compie il più inutile degli omicidi passionali. Il cerchio è chiuso, la storia è finita.

Scritto da un Simenon appena trentenne, Faubourg venne pubblicato a puntate nel 1935 e in forma completa solo due anni dopo. Non è, probabilmente, uno dei risultati migliori della penna del prolifico scrittore belga: la narrazione è molto frammentaria, e la storia un po' prevedibile. Eppure resta il piacere perverso di tutti i lettori di Simenon: quello di sentirsi voyeurs, quasi guardoni che spiano dalla finestra le vite degli altri.
È un tipico romanzo del ciclo del malessere, tema frequente nella produzione di Simenon. Nessuno può fuggire da se stesso, dalle proprie radici e dal proprio passato, suggerisce l'autore: non importa la lontananza geografica, perché un filo indissolubile ci lega al nostro passato.

Il protagonista non è, curiosamente, il personaggio con cui il lettore tende a simpatizzare. È chiaramente un perdente, un dilettante destinato a fallire. Sono piuttosto le figure femminili, da Léa all'ingenua sposa Marthe, dalla madre anziana alla zitella nobile che le tiene compagnia, le figure che segnano il passo della storia. René De Ritter si crede burattinaio, ma capiamo subito che finirà burattino. Una marionetta tragica, che non riesce nemmeno a compiere il vero delitto che la sua ossessione vorrebbe spingerlo a perpetrare. Per l'ennesima volta, l'ultima, De Ritter conferma la sua incapacità di vivere e di scegliere il proprio destino.

Un particolare curioso: leggendo l'ultima pagina, resta l'impressione che la propria copia sia incompleta. La conclusione è stranamente brusca, netta: la porta attraverso la quale abbiamo osservato le vite dei protagonisti si chiude improvvisamente, perché non resta altro da scoprire.

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