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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Memorie di un vecchio giardiniere

Ero a Bari e una mattina, controllando la posta elettronica, ho notato l'offerta di un ebook alquanto curioso: Memorie di un vecchio giardiniere.

L'acquistato di impulso, forse perché mio nonno era giardiniere e i ricordi mi hanno suggestionato. Per qualche giorno me ne sono dimenticato, poi ho iniziato a leggerlo. Il protagonista è Bert Finnegar, detto anche il Vecchio Gramigna, un giardiniere in pensione che vive nel cottage di una antica villa padronale inglese. Attraverso di lui il lettore attraversa quasi un secolo di storia, dalla fine dell'Ottocento al primo dopoguerra. Entrato al servizio della signora Chatteris a quindici anni, Finnegar si rivela un talento naturale per il giardinaggio, e diventa una piccola celebrità nella sua contea. Gli anni passano veloci, fra routine e grandi sconvolgimenti, fino alla vecchiaia. La trama è tutta qui, semplice e piana.


Come ci ricorda la nota bibliografica, questo breve romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1950, e ben presto è stato dimenticato. Ristampato negli Stati Uniti dieci anni fa, si è rivelato un buon successo editoriale. Ho trovato un po' malriuscita l'ironia di alcune pagine, ma forse è questione di gusti. Il libro è scritto in modo sorprendentemente lieve, quasi a sottolineare l'armonia delle cose naturali, a partire dal ciclo della vita. Finnegar diventa adulto ed invecchia sotto i nostri occhi, senza drammi. Non si dispera per la povertà da fanciullo, né drammatizza gli acciacchi dell'età che avanza. Come un fiore, Bert Finnegar compie il suo percorso nella storia, e non sembra un caso se l'autore evita di parlare della morte: Finnegar è un personaggio senza tempo, più della sua padrona e degli altri uomini che incrociano la sua vita. Finnegar è la saggezza dell'esperienza, la solidità della tradizione che può essere accantonata, ma non può morire.

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