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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

L'orsacchiotto

Uno dei romans durs più ricercati dagli estimatori di Simenon sul mercato dell'antiquariato, L'orsacchiotto si colloca a mio parere tra i capolavori del grande scrittore belga. La traduzione di Luisa Scandolo per Mondadori risale ormai al 1967, ma conserva una freschezza che in altre prime edizioni dell'autore si è invece persa.

Il protagonista è il professor Chabot, illustre medico ginecologo di Parigi e primario di una clinica privata fra le più esclusive. Docente universitario, sposato con una donna che ricopre il ruolo di moglie soprattutto per questioni di opportunità sociale, vive in simbiosi con la segretaria Viviane. Ha tre figli, una dei quali conduce una vita ribelle (almeno per l'epoca) e desidera diventare una stella del cinema. Le giornate di Chabot trascorrono uguali fra appuntamenti e puerpere in attesa di partorire.

Lo schema è quello più classico di Simenon: una routine interrotta da un evento che fa precipitare la situazione come una valanga inarrestabile. In questo caso, tutto ha origine in una relazione clandestina tra Chabot e una giovane infermiera alsaziana, che decide di chiamare "orsacchiotto". Il luminare non è nuovo a scappatelle con donne giovani, ma questa volta commette un errore: la ragazza resta incinta, si aspetta qualcosa di più. Viviane interviene, probabilmente per gelosia, e fa allontanare la giovane dalla clinica. L'orsacchiotto finisce per gettarsi nel fiume, nell'indifferenza di tutti.

Chabot alimenta morbosamente il senso di colpa, si procura una pistola che porta sempre in tasca, simulando davanti allo specchio il gesto supremo. Ma non lo compie, si sente schiacciato dal dovere di aiutare le sue pazienti e la sua famiglia. È sempre stato così: lui deve essere la persona forte, che risolve i problem altrui e non si cura dei propri. Ma un pomeriggio, durante un parto di assoluta normalità, la mente del professore vacilla: non ricorda più, per qualche attimo, le procedure mediche, impallidisce, si blocca. Nessuna conseguenza grave, ma qualcosa si è rotto definitivamente.

Comincia un vagabondaggio fisico e psicologico verso la distruzione, mentre tutti sembrano prendersi gioco di lui. Il finale è sorprendente, ben diverso da quello lasciato intuire da Simenon.

Un romanzo appassionante, decisamente morboso come nella tradizione dell'autore, scritto in età matura a Noland. Se posso permettermi un commento critico, forse la conclusione è anche troppo a sorpresa. A volte una trama dovrebbe solo diventare ciò che ha promesso di essere.

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