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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Il passo del vento

Ed ecco qui, puntuale come l'autunno, il nuovo libro di Mauro Corona. Questa volta scritto a due mani (non quattro: avete mai visto uno scrittore che scrive con entrambe le mani?) con Matteo Righetto. Il passo del vento è un curioso ed utile dizionario dei principali vocaboli di montagna, ovviamente selezionati dall'esperienza dei due scrittori.

Di Mauro Corona sappiamo - credo - tutto: alpinista, scrittore, scultore del legno, opinionista televisivo, amante del vino ed ex-amante del tabacco. Matteo Righetto è una voce molto interessante della letteratura (non solo) di montagna più recente, pur essendo un "cittadino" per nascita. Consiglio a tutti di leggere La pelle dell'orso, dal quale è stato tratto un bel film.

Che dire del libro? Sarò di parte, ma tra i paragrafi scritti da Corona e quelli scritti da Righetto si scava un fossato. Talvolta alquanto profondo. Il primo sa raggiungere, con poche parole scolpite, il cuore del lettore: memorie, aneddoti, animali e persone formano un carosello di immagini che rimane vivido nella memoria. Il secondo, purtroppo, compila una lista di sentenze piuttosto moralistiche e fredde. Anzi, spesso abbastanza scontate e trite. Perfino le "voci" più intime diventano resoconti letterari senza grande com-passione. Un vero peccato.

Una delle voci più delicate e commoventi è quella dedicata al piccolo cane di Mauro Corona, che per diciassette anni ha tenuto compagnia alla famiglia dell'alpinista. Ma è anche l'occasione per riconoscere la purezza dell'amore di un animale, che sa dimenticare l'insulto e l'umiliante pedata. L'uomo, dall'alto della sua inteligenza, dovrebbe contenere gli istinti bassi e violenti. Quando non lo fa, è l'animale ad insegnargli come si comunica affetto senza condizione. Una lezione che Corona dice di aver imparato, ed anche noi lettori.

Un libro con esiti altalenanti, che non resterà fra i migliori dei due montanari-scrittori.

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