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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Arrampicare

 


Sappiamo che Mauro Corona è ormai un personaggio pubblico, e anche la sua produzione letteraria risente di una certa sovraesposizione. Ho iniziato a leggere quest'ultimo libretto con qualche scetticismo, aspettandomi forse un instant book di poco spessore. Mi sono dovuto ricredere quasi subito, e posso dire di aver ritrovato il Corona che forse preferisco: quello delle memorie, dei fatti di vita vera, talvolta paternalistico ma sempre intelligente.

ArrAmpicAre è un breve memoriale della formazione di Mauro Corona come alpinista e scalatore, dagli anni dell'infanzia a quelli della maturità. Asse portante è la forte amicizia e fratellanza con un altro arrampicatore italiano che fa già parte del mito, Manolo. Dai ghiacci della Groenlandia al sole della California, Manolo e Mauro hanno lasciato un segno indelebile nell'alpinismo degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, aprendo infinite vie e rischiando troppe volte la vita.

Nei brevi capitoli di questo libro c'è una struggente malinconia che l'autore cela un po' retoricamente dietro l'esatta negazione della nostalgia stessa. Se da una parte è chiaro che vivere di ricordi è la peggior vita, dall'altra il lettore quasi tocca con mano il rimpianto per anni e compagnie che non torneranno più: mai più così tanti, mai più così assieme, per citare l'autore. Tutti soffriamo per gli amici perduti e per quelli mai arrivati, ma leggere questi sentimenti nelle pagine di un libro è una cura insostituibile.

Uno dei motivi per cui apprezzo il Corona scrittore è la sua capacità - forse naturale, forse appresa con l'esperienza - di scrivere come un americano: frasi dirette, brevi e pulite. Mai una parola di troppo, mai la voglia vetero-liceale di stupire il lettore con termini colti e pomposi; quando leggi Corona ti sembra di ascoltare il racconto di un vecchio amico, e questo mi basta per promuoverlo (quasi) sempre.

Mauro Corona è fatto così: parla tanto di sé, ma in fondo parla di ciascuno di noi. Leggetelo.

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