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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Il gonnellino di Eta Beta

Ogni volta che devo partire per un viaggio, vorrei tanto avere il gonnellino di Eta Beta. Eta Beta è questo qui:

Questo personaggio Disney possiede un gonnellino prodotto con un tessuto extraterrestre, capace di miniaturizzare istantaneamente qualunque oggetto introdotto. 

Io, non essendo extraterrestre (o almeno credo), devo combattere contro la tentazione di infilare nel mio bagaglio mezza casa. Mettiamo il pile e le calze di lana, potrebbe far freddo. E se facesse caldo, non mi servirebbero i pantaloni corti e un'altra maglietta di cotone? Poi devo infilare le scarpe di Gore-Tex, in caso di inondazione; ma anche quelle di tela, se dovesse venire improvvisamente caldo. E non dimentichiamo il computer, la chiavetta per collegarsi ad internet, l'agenda, la penna, la matita, il blocco per gli appunti, lo spazzolino da denti pieghevole… Mancano solo la chiave inglese e il martello pneumatico.

Morale della favola, esco di casa che sembro un profugo, trascinando il borsone sulle rotelle cigolanti. Poi, naturalmente, riporto tutto a casa assolutamente intonso, pronto per il viaggio successivo.

Invidio molto i viaggiatori che non soffrono dei miei disturbi maniaci di avere tutto per qualunque evenienza. Vedo persone che si accontentano di un trolley minuscolo, eppure sono serene e si godono la permanenza lontano da casa. Se qualcuno mi legge e conosce Eta Beta, potrebbe farsi dare il telefono del suo sarto di fiducia?

Commenti

  1. per una volta, mettiti in gioco: prendi solo lo zaino, buttaci dentro il minimo indispensabile e vai! Se succede un imprevisto, compri qualcosa sul posto... però diciamoci la verità:in 15anni di viaggi, hai mai detto "fortuna che mi sono portato tre maglie di lana invece che una"?! No, eh?!
    A proposito, dove vai stavolta?

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    Risposte
    1. Questa volta sono più giustificato: quattro giorni dalle parti di Asiago. La montagna, in maggio, è infida: infatti fa un freddo terribile ed ho dovuto comprare un maglione! Nei viaggi di lavoro, invece, potresti aver ragione tu.

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