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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Perché siamo diventati così ignoranti

Rubo il titolo ad una pagina del Corriere della Sera, a cura di Claudio Magris. Sì, quello scrittore che ho criticato per l'ignoranza ostentata nelle critiche dei social network. Rimandando all'originale per la doverosa lettura completa, e sottolineando che ancora una volta il Corriere della Sera brilla per la banalità degli argomenti (siamo tutti ignoranti, non ci sono più le mezze stagioni, signora mia che tempi, ecc. ecc.), azzardo una congettura: siamo (ma lo siamo?) più ignoranti perché non selezioniamo i mezzi di istruzione.

Intendo dire che il passaggio dal libro (magari di testo) al fantastilione di informazioni presenti in Rete è umanamente insostenibile. È un fenomeno ben noto a qualunque insegnante: meglio usare inizialmente un libro di riferimento, invece che proporne dieci alternativi o complementari. Saper discernere fra le informazioni importanti e quelle superflue appartiene all'individuo già intellettualmente maturo, non certo al principiante.

Sinceramente credo meno alla teoria sulla qualità, secondo cui sarebbe la mancanza di controllo dei contenuti pubblicati in Rete a guastare l'apprendimento culturale. D'accordo, un'enciclopedia tradizionale è controllata dal comitato editoriale, ma Wikipedia è controllata da milioni di lettori che segnalano abusi e imprecisioni in tempo (quasi) reale.
Per me, come dicevo, è più pericolosa la quantità: avere a disposizione migliaia di pagine per approfondire ed imparare spinge sostanzialmente a fare altro, a rinunciare. Da una parte siamo scoraggiati dalla mole di notizie, e dall'altra diamo per scontato che basti aprire un browser per essere istruiti. Troppa offerta, non offerta di scarsa qualità.

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