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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Ottobre

Oggi finisce il mio semestre senza didattica, da lunedì si ricomincia. Il dipartimento è ormai in fermento: aule, lavagne, tablet, esami, orari di ricevimento, esercitazioni e riunioni. Per quelli che insegnano all'università, ottobre coincide con una piccola rinascita, arrivano nuovi studenti, si respingono (bocciano, in dialetto milanese) quelli vecchi, si respira nuovo gesso e si prendono nuovi raffreddori.

Il quartiere si popola dopo i deserti estivi, i treni rigurgitano ventenni di belle o brutte speranze nelle vie fra i palazzi color mattone. Provo quella stessa sottile inquietudine di entrare in un'aula e di trovarmi sotto gli occhi di studenti altrettanto inquieti. Forse non ho mai accettato di essere passato dalla parte sbagliata della cattedra, chissà.

Ritrovo gli stessi pensieri dell'ottobre 1993, quando varcavo la soglia, invero piuttosto squallida, della sede di Como dell'università di Milano. Appesi ad un pannello gli orari delle lezioni: algebra I, analisi I, geometria I, fisica I. Avevo i capelli più scuri, e soprattutto avevo più capelli. Portavo uno zainetto a righe bianche e gialle acquistato al supermercato, ed ero contento di studiare finalmente quello che desideravo: matematica!

Lunedì, davanti a me, ci saranno i ventenni del 2015. Potrebbero essere i miei figli, ma tutto sommato anche no... Parlerò delle proprietà dell'insieme $\mathbb{R}$ dei numeri reali, e so che dopo dieci minuti i miei studenti lasceranno correre i pensieri dietro un videogioco, una fidanzata, un moroso. Loro penseranno che io non mi accorga di nulla, come pensavo io quando ero seduto al loro posto. Pazienza, è il gioco delle parti. Tante volte mi è capitato di liberare i miei pensieri mentre facevo lezione, chissà se loro se ne sono accorti...

Ottobre, la primavera dei professori e l'autunno degli studenti.

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