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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Montacarichi sociale

Dopo la puntata di Report di ieri sera, mi sono imbattuto in questo articolo. Per farla breve, si parla del peso dell'istruzione nella vita lavorativa. L'articolista, evidentemente embedded nel Corriere della Sera, insinua che studiare troppo non servirebbe, meglio piuttosto costruirsi una professione in età molto giovane. E porta l'esempio, francamente un po' stantio, delle due sorelle: l'una ignurant ma dotata di lavoro brillante, l'altra colta ma pezzente.

Lo stratagemma retorico non è originale, ma sicuramente scandalizzerà i lettori del Corriere della Sera. A me sembra che in tutti questi ragionamenti (non sempre intellettualmente onesti) si nasconda un banale errore di impostazione: l'innalzamento del livello di istruzione non può che comprimere la funzione di ascensore sociale dei titoli di studio. È una banale questione statistica, in quanto il valore di un bene dipende direttamente dalla quantità di bene a disposizione. Nel 1911, cento anni fa, una laurea era una certezza di riscatto e di tranquillità professionale ed economica. Peccato che fosse estremamente complicato uscire dalla classe sociale di nascita, e peccato anche che gli studi fossero riservati in larga misura a pochi pargoli della nobiltà e della borghesia più illuminata. Il resto dei ragazzi nasceva misero e crepava misero, o forse in una trincea.

Appurato che il titolo di studio non può essere contemporaneamente un ascensore sociale (o un montacarichi, nei sogni opportunistici di troppi) e un traguardo largamente accessibile e diffuso, occorre domandarsi se dobbiamo rassegnarci all'evidenza dei fatti.

Io penso di no: essere tutti laureati non coincide con l'essere tutti del medesimo valore. E qui si inserisce una variabile aggiuntiva, e cioè la volontà di distinguere fra titoli di studio burocraticamente equivalenti. E allora, da vetero-marxista-leninista (ormai lo siamo tutti, basta non pensarla come il governo), vorrei sfatare un falso mito: uguaglianza di possibilità ed appiattimento sono concetti affatto lontani. Qualcuno ricorda la selettività delle scuole e delle accademie oltre la cortina di ferro? Saranno stati anche comunisti, ma non regalavano le lauree per l'anniversario della nascita dell'URSS. Questo per dire che la battaglia per l'effettivo riconoscimento della qualità degli studi non può essere lasciata ai profeti del liberismo sfrenato, non fosse che per la spiacevole constatazione che i rampolli dell'establishment liberista si rivelano sovente dei perfetti idioti; per fortuna che il denaro e il potere di papà li tira fuori dalle galere e consente loro di appropriarsi di un titolo di studio con l'ausilio dei tutor sfruttati e precari.

Per concludere, io credo, con convinzione, che studiare serva. La cultura non è una condizione sufficiente all'arricchimento pecuniario, ma è una condizione necessaria all'arricchimento della persona e della società.

Commenti

  1. concordo pienamente sull'utilità dello studio. fosse solo per affrancarsi dalle superstizioni e leggende metropolitane. come il presunto previsto terremoto a Roma dello scorso 11 maggio. varia gente a scuola dei miei figli non ha mandato i figli a scuola ed è andata fuori Roma per la giornata. l'ho pure scritto su FB. 'sta cosa mi ha scioccata. P

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  2. La superstizione è l'arma più antica per controllare le menti. A piccole dosi fa simpatia, oltre diventa ridicola e pericolosa.

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