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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

La via più facile

Inizia l'anno accademico e ritrovo, puntuali, i discorsi delle matricole sul treno. Questa mattina, in un vagone quasi deserto, salgono due ragazze delle mie parti. Si siedono proprio dietro a me, e si scambiano impressioni sul primo giorno da universitarie.

Era piacevole starle ad ascoltare, le loro parole mi riportavano a tanti anni fa: nell'ottobre del 1993 iniziavo la mia carriera da studente dell'università, fra nuovi colleghi e nuovi docenti. A un certo punto, una delle due ragazze afferma di aver frequentato il mio stesso liceo, a Cantù. Trattandosi di una scuola con un'ottima fama, già pregustavo le lodi al rigore e alla preparazione seria e completa. E invece no! Con un tono da confidenza-fra-amiche, ha bellamente ammesso che mai e poi mai avrebbe ripetuto l'errore di frequentare il liceo scientifico. Perché? Semplice: perché le materie erano troppo difficili, e in fondo quasi tutte inutili. Avrebbe potuto fare una scuola più semplice, e magari avrebbe anche trovato subito un lavoro. Inutile aggiungere che l'amica le dava ragione, spalando fango su fisica, latino e filosofia.

Io ci sono rimasto male, e non certo perché avevano sminuito il mio ex liceo. Mi è dispiaciuto ascoltare parole così rassegnate in bocca a due diciannovenni, che devono ancora vivere la loro vita. È il trionfo del "tutto e subito, senza sforzo", che gli ultimi vent'anni hanno glorificato ai massimi livelli. Meglio cafone ma con un bel lavoro da parrucchiera, verrebbe da pensare.

Intanto, stavo cercando di riepilogare la scaletta della mia lezione odierna: sistemi numeri, assioma di completezza, estremo superiore ed inferiore. Per chi, per che cosa?

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