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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Povero italiano!

Titolo ambiguo, come spesso. Può essere interpretato come Povero (cittadino) italiano!, e non avrei nulla da obiettare. Ma in questo caso mi riferisco alla lingua italiana.

Sono un (modesto) matematico, e in quanto scienziato ho dovuto acquisire una certa familiarità con la lingua inglese; fatta eccezione per gli scienziati più anziani, è ormai impossibile fare scienza in italiano. E fin qui, tutto bene. D'altronde, se andate ad un congresso e non parlate l'inglese, le speranze di avere un minimo sindacale di rapporti professionali si riducono a zero.

Ma è anche vero che il nostro provincialismo sta prendendo il sopravvento. Quante volte ho dovuto sentire conversazioni fra matematici italiani che parlavano più o meno come segue?

Ma hai letto l'ultimo paper di XY? Dimostra che tutte le equazioni Schroedinger-like ricadono nella categoria dispersionless! Basta applicare un teorema dimostrato in un preprint pubblicato nel repository dell'università di ZZ, e il gioco è fatto. Se poi prendi le lecture notes per il suo corso di Ph.D, che cita nell'abstract del preprint, ti puoi fare un'idea del background necessario per capire anche i più recenti lavori di review.

Ora, possibile che un italiano non utilizzi parole come "dispense" invece di "lecture notes", e di "sunto" invece di "abstact"? Basta paper, si chiamano articoli!

Commenti

  1. per non parlare degli economisti! (ma secondo me quelli usano l'inglesorum come don abbondio il latinorum)

    Preprint e abstract però li passerei, ormai hanno un significato un po' più preciso di bozza e sunto...

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