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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Ché a Natale non se ne può più di

Tormentoni (pre)natalizi, udibili in qualunque circostanza.
  • Se non ti vedo più, tanti auguri. Naturalmente le due persone in questione si vedono un paio di volte al giorno, ma cominciano il 24 di novembre a scambiarsi questa frase fatta. Gli autobus sono pieni di vecchietti che si lasciano così, con un pizzico di scaramanzia; in realtà, nei prossimi 29 giorni, si incontreranno alla solita osteria per la solita briscola. Ma le tradizioni sono tradizioni, che diamine!
  • Buona fine e miglior inizio. Ecco, questa mi fa letteralmente venire la pelle d'oca. Un ricordo della mia infanzia è mia nonna che, il venerdì di Passione (che allegria il cattolicesimo, vero?) sentiva le campane a morto e diceva "Stanno suonando la fine". Io non capivo bene, la fine di che? Cresciuto un po', ho ricostruito che "fine=morte", e non "di che" bensì "di chi". Questa tetra consuetudine mi è rimasta scolpita nell'immaginario, e quando un tizio augura buona fine ad un conoscente, secondo me è perché vorrebbe sbarazzarsene definitivamente.
  • A me il Natale mi mette tristezza, però lo festeggio per i bambini. Evviva l'onestà, quanto meno. Ci sono milioni di adulti che vorrebbero svegliarsi il 2 gennaio per evitare le insulsaggini delle Feste Comandate, ma si sacrificano per far piacere ai bambini. Insomma, li alleviamo con una specie di secondo peccato originale: averci massacrato l'anima per un decennio almeno con questo Babbo Natale, magari fingendo pure di non sapere che non esiste affatto.
  • Dove vai per Natale? Ovviamente nove persone comuni su dieci passeranno le Feste Comandate con i famigliari, secondo Tradizione. Solo pochi privilegiati partiranno per un paradiso tropicale, magari facendosi rimborsare le spese dalla Regione.
  • In questi giorni siamo tutti più buoni. Ma porca di quella miseria, non avete sentito parlare di quel massacro di bambini palestinesi, o di quell'epidemia mortale nel Remotistan, o di quel ragazzo che ha sterminato l'intero vicinato a colpi di M16? Come fate a pensare che le migliaia di futuri assassini facciano i buoni perché siamo a Natale? E se fossero assassini atei, ci avete mai pensato?
  • Anche quest'anno, tutti i treni si fermeranno cinque minuti a mezzanotte, per festeggiare l'anno nuovo. Non per sembrare ipercritico, ma forse si festeggerebbe meglio se i treni non si fermassero ogni cinque minuti per tutto il resto dell'anno, vi pare? Dopo le incomprensibili esigenze di servizio, adesso anche l'anno nuovo è una buona ragoine per fare ritardo sui treni?
  • L'Epifania tutte le feste si porta via. Questa è l'esclamazione che, alla cinquantesima volta in mezza giornata, potrebbe convertire un monaco buddista in un serial killer. Quanti sanno che cos'è l'Epifania, sinceramente? E perché mai dovrebbe portarsi via tutte le feste, se (per esempio) il giorno di Pasqua viene sistematicamente dopo? A meno che abbiate meno di diciotto anni, è da un pezzo che avete smesso di far festa dal 23 dicembre al 6 gennaio, vero? In tutta sincerità, molti di voi fanno festa il 25 e il 26 dicembre, il 1^ gennaio, e il 6 gennaio. Quattro giorni spalmati su due settimane, non mi pare che il 6 gennaio ci colga tutti nel mezzo di un'infinita vacanza.
  • Eh, quest'anno c'è crisi: ho comprato solo queste scarpe da cento euro, poi questo cappottino da centocinquanta euro (ma ne valeva la pena, signora mia), e poi ci sono i bambini che vogliono la pleistescion gold tempestata di brillanti e non posso dire di no. Ecco, quando il telegiornale intervista questi personaggi da baraccone che piangono miseria se devono pagare le tasse e poi spendono in un pomeriggio lo stipendio di due centralinisti precari, capisco che gli italiani sono senza speranza.

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