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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Recensione: The perks of being a wallflower

Ieri pomeriggio ho visto The perks of being a wallflower, in lingua originale. È uscito negli Stati Uniti qualche mese fa, e probabilmente arriverà in Italia nei prossimi mesi. Ecco il trailer ufficiale:



La storia è tratta dall'omonimo romanzo di formazione di Stephen Chbosky; potete leggere su Wikipedia qualche interessante notizia in proposito.
Come detto, è un film di formazione, ambientato in una scuola superiore dei primi anni '90. Il cast è ben selezionato, e una dei protagonisti è Emma Watson, già celebre per i film di Harry Potter. La trama può sembrare banale e già vista, ma riesce al contrario a stupire proprio per l'abilità nell'evitare la banalità.
I temi affrontati sono molti: l'adolescenza, il bullismo, i primi amori, l'omosessualità e il perbenismo. In un'ora e quaranta, il regista ci fa ridere e piangere, e ci porta ad un passo dalla tragedia; ma non cede alle sirene del melodramma, concedendoci una luce di speranza in fondo al tunnel. E il tunnel c'è davvero, per il protagonista maschile del film: un tunnel automobilistico del Nord-Est degli USA, che sarà lo spunto per la catarsi e il risveglio dalla malattia.

Molti spettatori finiranno per riconoscersi in uno dei giovani personaggi, e ripenseranno alla propria adolescenza. Per me è stato facile, poiché nel 1991 avevo esattamente la stessa loro età, e vivevo gli stessi sentimenti. Sui titoli di coda mi sono sentito svuotato, e devo capire se sia stato piacevole o spiacevole. Ma, comunque sia, è una pellicola da vedere, più adatta agli adulti che agli adolescenti.

Mi piacerebbe leggere il romanzo di Chbosky, tradotto nel 2006 per i tipi di Frassinelli con il titolo "Ragazzo da parete", ma risulta fuori catalogo e irreperibile perfino nei circuiti del libro usato. Esiste ovviamente l'edizione originale in inglese, e probabilmente l'editore italiano lo riproporrà in occasione dell'uscita dei film nelle nostre sale. Facendo una ricerca mirata in rete, è possibile leggere qualche brano del romanzo, e la prima impressione è che, per una volta, la trasposizione cinematografica sia migliore del libro.

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