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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Non frequentanti

Di tanto in tanto, per assaporare la nostalgia della mia giovanile passione per l'umanesimo, faccio un giro virtuale sui siti delle facoltà umanistiche di Milano. Mi diverto a leggere i programmi dei corsi e le relative bibliografie, ma sopratuttto mi piace confrontare le regole d'esame dei mie colleghi letterati.

Non ho mai capito perché gli umanisti (filosofi, letterati, storici, ecc.) impongono regole d'esame diverse agli studenti frequentanti ed a quelli non frequentanti. Già la denominazione di non frequentante suona un po' sinistra, e vabbè. Ma per quale ragione uno studente lavoratore dovrebbe studiare tre libri (quasi sempre scritti dal docente, per inciso) più dei suoi colleghi frequentanti? A che cosa è dovuta la sottintesa equazione
non frequentante = fannullone?
Io non mi sognerei mai di far portare un programma più vasti ai miei studenti che non possono seguire le lezioni.

Commenti

  1. il frequentante ha potuto assorbire la scienza infusa dal docente, il non-frequentante deve rimediare leggendosi i suoi libri

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  2. Ah, ecco! Come ho fatto a non pensarci prima?

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