I misteri della montagna

Mauro Corona è stanco. Non lo dico io, lo dice lui nelle ultime pagine del libro. I misteri della montagna è un libro che trasuda stanchezza, pessimismo, invettiva. Se avete incontrato Corona ospite di questa o quella trasmissione televisiva degli ultimi mesi, non faticherete ad individuare nel libro un prolungamento degli stessi atteggiamenti.

Difficile riassumere la trama di un romanzo che non è un romanzo. Scritto in terza persona da un Cercatore che evidentemente coincide con l'autore, è la trascrizione di alcuni taccuini compilati negli ultimi mesi di isolamento fra gli amati monti delle Dolomiti Friulane. Ripetitivo quanto basta, avvinghiato ai celeberrimi tic linguistici ("dove nevica firmato" su tutti), ossessionato dall'Unesco, Mauro Corona veste con convinzione i panni del montanaro austero e rancoroso. Le ultime cinquanta pagine sono un'invettiva senza fine contro la politica e la burocrazia, che uccidono la montagna e i montanari. Ovviamente non la montagna "dove nevica firmato", bensì la montagna povera del Vajont, della Valcellina, di Erto e Casso. Ecco allora gli aneddoti sulla difficoltà di erigere una tettoia per la legna, o quella di portare a valle i defunti da uno sperduto borgo ad alta quota. Molto è già stato scritto e detto da Corona, in troppe occasioni.

Per fortuna il libro non si riduce a questo. C'è spazio per l'amore della montagna, per i ricordi di una gioventù ormai lontana, e per tante piccole storie di vita semplice. In fondo è questo che Mauro Corona sa fare bene: raccontare storie vere (o verosimili) con il piglio del montanaro all'osteria.

C'è una pagina, verso la fine, in cui l'autore si abbandona ad una confessione che immagino difficile: anche la scrittura, che è diventata l'ancora di salvezza dopo una vita irregolare, si fa complicata. Le centinaia di pagine di Storia di Neve sono il passato, e il passato non ritorna. Corona si crogiola nell'elogio della (propria) mediocrità di scrittore, e tuttavia ci informa che il mancato premio Campiello è stata una mazzata dalla quale difficilmente si riprenderà. Un comportamento contraddittorio, dettato da quell'ambizione che fondamentalmente muove tutta l'umanità.
Ecco, forse è questa la chiave di lettura dei misteri della montagna: occorre leggere l'uomo prima del libro. Occorre mettere da parte le tesi un po' facili sul recupero dell'ambiente montano, sul malcostume dei cittadini escursionisti, sull'imbecillità dei politici. Meglio leggere, fra le righe, le opinioni di un uomo che ama vivere nel passato, fiero dell'eredità di una società rurale che ha perso attrattiva e speranze. Meglio allora andare per monti con il ricordo delle pagine di questo libro, ascoltare l'acqua dei torrenti e il canto dei gracchi. In attesa del prossimo libro di Mauro Corona.

PS: sembra essere finalmente giunto il momento dell'atteso libro sulle "tre mummie". È una storia che i lettori di Corona hanno sentito accennare così tante volte che ormai disperano di apprenderne i dettagli. Ma stavolta c'è una sorta di promessa sul finire del libro che lascia spazio alla speranza.

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