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Morire in primavera - recensione

Salutato come una delle più importanti opere tedesche nell'era post-Günther Grass, Morire in primavera è un racconto di crudo realismo sul significato della guerra. A ben vedere, la collocazione negli anni della Seconda Guerra Mondiale è piuttosto marginale: prevalgono qui il piano personale ed umano del coinvolgimento nel concetto stesso di conflitto armato come sospensione dei normali valori umani.

Nell'inverno del 1945, quando la Storia ha già scritto l'epilogo della tragica avventura nazional-socialista di Hitler e del suo Reich, Walter e Fiete sono due giovani ragazzi che lavorano in una fattoria nel nord della Germania. A diciotto anni, pensano alla ragazze e al futuro, mentre il "soldato Ivan" ha ampiamente valicato i confini orientali del Reich. Walter ha problemi agli occhi, non sa sparare con il fucile, mentre Fiete teme la chiamata alle armi. È ribelle all'autorità, risponde con lo sferzante "Drei liter" al nefasto saluto delle SS, e pro…

Le otto montagne


Se leggete il mio blog, o almeno quel che resta, sapete che sono appassionato di montagna e di letteratura di montagna. La pubblicazione del libro di Paolo Cognetti mi è sembrata l'occasione giusta per arricchire la mia biblioteca.
Accompagnato da critiche e recensioni ottime, Le otto montagne è sicuramente una promessa mantenuta. La trama è scorrevole ed intrigante, lo svolgimento è tranquillo ma senza sprechi di pagine inutili. Insomma, un libro bellissimo?

Non proprio, a mio giudizio. Innanzitutto, la storia: è la formazione del giovane protagonista, iniziato alla montagna da un padre ombroso e da una madre amorevole. Fra le Alpi Occidentali, incontra il coetaneo Bruno: ragazzo selvatico, destinato ad una vita da pastore in alta quota. Poi il tempo passa, la vita continua, succedono tante cose. Eccetera eccetera. Alla fine (naturalmente?)  i due amici si ritrovano e finalizzano un progetto in memoria del padre defunto. Già.

Arriva la fine, tragica e circolare (in un senso che solo il lettore può capire), e tutto si compie. Già.

Un romanzo può essere emozionante e addirittura commovente senza essere un romanzo magnifico: basta agire sulle leve più primitive della nostra sensibilità, come l'istinto genitoriale, gli affetti dell'amicizia, l'amore. Ecco, a me è sembrato che dietro l'istanteneo piacere della lettura si nasconda una forma di manierismo. Sbaglierò, ma lo stile di Cognetti richiama molte volte quello di Mauro Corona, perfino in un certo gusto per gli accenni critici agli usi della società contemporanea.

Per me funziona così: se chiudo l'ultima pagina di un libro e ne sono entusiasta, attendo almeno un giorno. Se l'entusiasmo si esaurisce in poche ore, allora qualcosa non funziona. Darò certamente una seconda opportunità di lettura a questo autore molto promettente, ma per adesso non mi associo ai trionfanti giudizi di talune recensioni.

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