Le pietre, di Claudio Morandini


A Sostigno, immaginario paese di montagna che potremmo collocare nella Valle d'Aosta in cui Morandini è nato, iniziano a piovere pietre. Letteralmente: nel soggiorno dei Saponara, una coppia di insegnanti cittadini che si è trasferita "in alto" in prossimità del pensionamento, alcuni sassi cadono dal soffitto.
Ma il bello è che non restano lì, fermi come tutti i sassi: si muovono, hanno vita propria, strisciano e vibrano. E possono fare molto male.

Inizia così il più recente romanzo di Claudio Morandini, pubblicato da Exorma. Narrato in prima persona dalla voce di un bambino all'epoca dei fatti, ma ormai adulto, è questo il resoconto di una vicenda misteriosa, gustosa come le favole nere. I Saponara diventano, loro malgrado, protagonisti di una storia del soprannaturale senza lieto fine. Beh, per essere precisi, non è del tutto vero, ma lascio al lettore la scoperta della storia. Tra paragnosti (di nome e... di fatto), eruditi saccenti, montanari introversi e ragazzini dispettosi, il caso delle pietre semoventi avvince il lettore e lo conduce verso un parziale colpo di scena, tanto più riuscito quanto più innocente.

Morandini conferma il suo talento di narratore di storie di montagna, un po' alla Mauro Corona. Qualche tic linguistico alla lunga annoia (ad esempio l'abitudine di iniziare le frasi con "Basta", probabilmente un francesismo valdostano), ma la qualità del libro è fuori discussione. Superiore, se mi si concede, anche al precedente e premiato Neve, cane, piede.

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