L'Italia che riparte

Leggo ormai quotidianamente, sui giornali (che si dicono appunto quotidiani) che l'Italia è uscita dalla crisi. Stamattina, mentre attendevo con malcelata impazienza il mio treno delle 8:07 in ritardo di 39 minuti - un evidente segnale del buon funzionamento dei servizi in un Paese uscito dalla crisi -, arrivano due operai sgarruppati con tre taniche di vernice gialla. Le aprono con la lentezza di un sacerdote durante l'ufficio dei Sacramenti, e con un grazioso rullo si mettono a ripassare le strisce gialle che "è vietato oltrepassare in attesa dei treni."

I lavori fervono per alcuni minuti: un operaio pittura, l'altro lo osserva con stupore quasi infantile. Si dà però il caso che l'operaio osservatore decida di alzare lo sguardo, che gli cade sul gigantesco pannello che indica il nome della stazione: Cantù-Cermenate. Un lampo di intelligenza attraversa il suo sguardo, e la mano gli corre veloce al cellulare. Compone un numero, si allontana per parlare (evidentemente è un tipo riservato), e torna di corsa dal compare. Gli dice: "Mi sembrava strano, c'è scritto Cantù-Cermenate, io mi ricordavo un nome solo. Dobbiamo andare alla stazione di Cantù!"

Qui urge una spiegazione per i non addetti ai lavori: la mia città ha due stazioni ferroviarie. Quella denominata Cantù-Cermenate serve la linea Chiasso-Como-Milano, quella denominata Cantù serve la linea Como-Molteno-Lecco.

Com'è, come non è, i due operai guardano tristemente i trenta centimetri di striscia gialla che luccica al sole. Per un attimo sono in preda al dubbio, e si scrutano in silenzio. Alla fine rimettono il coperchio alla tanica di vernice, e se ne vanno. Fu così che la stazione di Cantù-Cermenate ebbe finalmente trenta centrimetri di striscia gialla ben visibile.

L'Italia è uscita dalla crisi, per rifare tutte le strisce c'è tempo.

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