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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Orrore (recensione)

Da sempre appassionato ai brividi letterari e cinematografici, potete forse immaginare il mio interesse per questo racconto lungo (o romanzo breve, ma è una definizione fin troppo generosa) da poco pubblicato per i tipi di Feltrinelli. Fornisco qualche ragguaglio sulla trama, senza peraltro svelare dettagli nell'interesse del futuro lettore.

Il protagonista del racconto rientra in Italia dagli Stati Uniti, per trascorrere insieme alla moglie e al figlio di pochi mesi qualche giorno di vacanza. Durante un incontro con la coppia di amici Lidia e Diego, quest'ultimo accenna ad un episodio sconvolgente che si è verificato qualche tempo prima, nella località di montagna dove i due avevano una casa. Isolato nel bosco, c'è un vecchio mulino, in stato di apparente abbandono. Lidia e Diego un giorno decidono di entrare attraverso una finestra rotta, e scoprono un ambiente inquietante: tutto è coperto di polvere, tranne un tavolo, un frigorifero, e un bagno in cui giacciono forniture ospedaliere. Su un muro campeggia una maschera grottesca.
I due fuggono in preda all'agitazione, e decidono di non parlare più della spiacevole esperienza.

Ma queste promesse, in un romanzo gotico, sono destinate ad essere prontamente infrante. Ed ecco che i protagonista è messo a conoscenza dei fatti. Da questo momento, nella sua mente scatta un interruttore: deve scoprire la verità, costi quel che costi. Rimanda negli USA la moglie con il bambino, e decide di affittare una stanza nella locanda più vicina al bosco. Il mulino è ancora abbandonato, ma perfino il tentativo di contattarne i proprietari con un'offerta di acquisto naufraga in un mare di omertà. Che cosa succede in quella costruzione abbandonata?

Interrompo il riassunto della trama, perché altrimenti togliere ogni interesse alla lettura diretta del racconto di Pietro Grossi, e propongo alcune riflessioni personali.

Innanzitutto, occorre dire che l'autore non ha prodotto una storia completamente svelata: per contro, alla fine del libro sono più gli interrrogativi che le certezze. Il mistero non è spiegato a chi legge, si intuiscono alcuni dettagli da horror crudo ma nulla di più. Nell'aria resta sospesa l'impressione di una storia di distruzione psicologica più interiore che oggettiva, anche al netto dei fatti cruenti delle ultime pagine.

Come giudicare l'opera? Sia chiaro: è scritto bene, si legge d'un fiato e la suspense regge fino all'ultimo istante. Però troppe pagine della parte centrale sembrano esistere fini a se stesse, quasi che l'autore non sapesse realmente quale taglio dare alla trama. Buona letteratura di intrattenimento, pur lontana dai modelli che l'autore cita nelle numerose interviste reperibili con una semplice ricerca in Internet. Sette meno meno, voto di incoraggiamento per aver tentato un genere insidioso.

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