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Morire in primavera - recensione

Salutato come una delle più importanti opere tedesche nell'era post-Günther Grass, Morire in primavera è un racconto di crudo realismo sul significato della guerra. A ben vedere, la collocazione negli anni della Seconda Guerra Mondiale è piuttosto marginale: prevalgono qui il piano personale ed umano del coinvolgimento nel concetto stesso di conflitto armato come sospensione dei normali valori umani.

Nell'inverno del 1945, quando la Storia ha già scritto l'epilogo della tragica avventura nazional-socialista di Hitler e del suo Reich, Walter e Fiete sono due giovani ragazzi che lavorano in una fattoria nel nord della Germania. A diciotto anni, pensano alla ragazze e al futuro, mentre il "soldato Ivan" ha ampiamente valicato i confini orientali del Reich. Walter ha problemi agli occhi, non sa sparare con il fucile, mentre Fiete teme la chiamata alle armi. È ribelle all'autorità, risponde con lo sferzante "Drei liter" al nefasto saluto delle SS, e pro…

Condominio R39

Scrittore italiano, delusione sicura. Questo dovrebbe essere il motto del mio casato. L'opera prima di Fabio Deotto, biotecnologo classe 1982, non fa purtroppo eccezione.
La quarta di copertina si affretta a richiamare i condomini di Ballard e di Polanski,  naturalmente. Peccato che il condominio di Deotto, sperduto da qualche parte di Milano, sia soprattutto una caricatura confusa e insipida di quei capolavori.

Scritto secondo la tecnica del salto nel tempo, alternando cioè paragrafi in diretta e paragrafi in flashback, il libro racconta di un misterioso incendio divampato nel condominio del titolo in un caldo marzo. Nessuno muore, ma alcuni abitanti giacciono in stato comatoso all'ospedale. Il commissario Pallino (none del menga,  ma in fondo anche Maigret ha un significato piuttosto curioso in francese) indaga, perseguitato dal passato e dalla gastrite del presente.

In un confuso alternarsi di storie, puntualmente patetiche e dunque italiche,  l'enigma si dipana sotto gli occhi increduli del commissario. Tutti gli stereotipi sono presenti: il poliziotto sfigato, la moglie sul punto di lasciarlo, lo spunto horror, il delitto e il castigo, Peyton Place, e compagnia cantante. Incomprensibile la pubblicità ostentata di un noto smartphone che assurge a sinonimo di telefono cellulare.

Che dire? In una nazione che pubblica più libri di quanti ne legga, uno più o uno meno ha poca importanza.

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