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La forza di gravità

Ecco, questo è un.libro che non avrei mai letto, se non fossi andato casualmente nella biblioteca comunale della mia città. Sono piuttosto scettico riguardo alla letteratura italiana contemporanea, ed evidentemente questo romanzo di Claudio Piersanti rientra pienamente nella categoria.

La trama è semplice, direi vagamente francese: Serena, la protagonista, ha diciotto anni e vive in una grande città (mai nominata, io ho pensato di riconoscere Roma da alcune descrizioni) insieme alla zia. Ha perso la madre da piccola, e il padre è sprofondato in una pigrizia maschile fatta di televisione e divano. La vita di Serena non è mai stata facile, avendo subito alcuni interventi di chirurgia estetica alla mandibola.
Nel suo stesso condominio vive il Professore, co-protagonista del racconto. È un tipo strampalato, sulla sessantina. Solitario, quasi misantropo, già docente di scuola superiore ed esperto di filosofia, trascorre giornate ripetitive tra letture impegnate e videogiochi sparatutto.

L…

Una lacrima color turchese

Lettura veloce quella dell'ultimo libro di Mauro Corona. Ma non lettura facile. Ne abbiamo sentito parlare a lungo, grazie anche alla rinnovata presenza dell'autore nei salotti televisivi e radiofonici.
Alla ruvidezza dello scrittore-alpinista ertano siamo abituati, e questa favola amara sul Natale è davvero amara. La trama è nota: improvvisamente tutte le rappresentazioni di Gesù Bambino scompaiono dai presepi del mondo cristiano. Impossibile trovarle, impossibile anche riprodurle. Il mondo si interroga, un po' angosciato un po' no. Chi ha bocca la apre e le dà fiato, tutti hanno un'opinione ma nessuna soluzione. Finché la soluzione giungerà in diretta televisiva, talmente semplice che nessuno l'aveva considerata.

Mauro Corona è un personaggio complicato, per molti versi un cattivo esempio: guai giudiziari, botte, ubriachezza molesta, bracconaggio si affiancano nella sua storia al talento di sculture del legno e di alpinista di primo livello. Da circa vent'anni scrive libri, inizialmente autobiografici e poi di finzione (o quasi). Amo smisuratamente i primi, assai meno i secondi che giudico talvolta troppo moralistici e carichi di invettive. Ogni anno, comunque, attendo il mese di novembre con il nuovo romanzo di Corona, ma in questo caso ho faticato. Un libretto scarno, nemmeno cento pagine scritte larghe, colme di riferimenti all'attualità italiana che presto diventeranno incomprensibili ai più.
Alla fine l'ho letto, con calma, durante queste vacanze invernali. Una lettura che mi ha sorpreso: di tutta la (semplice) storia resta soprattutto l'aspetto più inquietante, quell'incapacità di vedere ciò che è davanti ai nostri occhi. Quando il mistero si svela, è facile pensare che era così elementare ed evidente. Eppure non ci eravamo arrivati!

La sintesi di questa favola moraleggiante è una complicazione nobile del detto che Corona ripete spesso: "quando mi chiedono dove si mangi bene, rispondo che basta digiunare tre giorni, e dopo mangerai bene ovunque". Sconsigliato a quelli che, tutto sommato, hanno fiducia nell'essere umano.

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