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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Una lacrima color turchese

Lettura veloce quella dell'ultimo libro di Mauro Corona. Ma non lettura facile. Ne abbiamo sentito parlare a lungo, grazie anche alla rinnovata presenza dell'autore nei salotti televisivi e radiofonici.
Alla ruvidezza dello scrittore-alpinista ertano siamo abituati, e questa favola amara sul Natale è davvero amara. La trama è nota: improvvisamente tutte le rappresentazioni di Gesù Bambino scompaiono dai presepi del mondo cristiano. Impossibile trovarle, impossibile anche riprodurle. Il mondo si interroga, un po' angosciato un po' no. Chi ha bocca la apre e le dà fiato, tutti hanno un'opinione ma nessuna soluzione. Finché la soluzione giungerà in diretta televisiva, talmente semplice che nessuno l'aveva considerata.

Mauro Corona è un personaggio complicato, per molti versi un cattivo esempio: guai giudiziari, botte, ubriachezza molesta, bracconaggio si affiancano nella sua storia al talento di sculture del legno e di alpinista di primo livello. Da circa vent'anni scrive libri, inizialmente autobiografici e poi di finzione (o quasi). Amo smisuratamente i primi, assai meno i secondi che giudico talvolta troppo moralistici e carichi di invettive. Ogni anno, comunque, attendo il mese di novembre con il nuovo romanzo di Corona, ma in questo caso ho faticato. Un libretto scarno, nemmeno cento pagine scritte larghe, colme di riferimenti all'attualità italiana che presto diventeranno incomprensibili ai più.
Alla fine l'ho letto, con calma, durante queste vacanze invernali. Una lettura che mi ha sorpreso: di tutta la (semplice) storia resta soprattutto l'aspetto più inquietante, quell'incapacità di vedere ciò che è davanti ai nostri occhi. Quando il mistero si svela, è facile pensare che era così elementare ed evidente. Eppure non ci eravamo arrivati!

La sintesi di questa favola moraleggiante è una complicazione nobile del detto che Corona ripete spesso: "quando mi chiedono dove si mangi bene, rispondo che basta digiunare tre giorni, e dopo mangerai bene ovunque". Sconsigliato a quelli che, tutto sommato, hanno fiducia nell'essere umano.

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