Attraverso il finestrino

Ogni volta che affronto un viaggio in treno più lungo del mio solito pendolarismo, ciò che colpisce e stimola la mia fantasia al di là del vetro del mio finestrino non è il paesaggio naturale. Più ancora mi colpiscono le case, con le imposte aperte o chiuse.
Mentre il mio treno corre nella campagna, immagino ciò che potrebbe esserci dietro le tende delle case in lontananza. Forse in quella casetta verde c'è un anziano che guarda la televisione mentre la sua mente rincorre i ricordi del passato. Forse nella villetta accanto una giovane coppia fa pace dopo aver litigato, e tutto il resto del mondo diventa superfluo.
E se al terzo piano di quel condominio un po' decadente, con le tapparelle di plastica scurite dalla polvere, ci fosse una persona che festeggia un importante risultato professionale? In compagnia della famiglia, perché no? E chissà su quale vita sta vegliando il cane che trotterella nel giardino là in fondo...

Fantasticare sulle vite degli altri è un classico dell'evasione durante i viaggi. Si potrebbe scrivere un intero romanzo (qualcuno l'ha fatto) sul gusto di osservare i vicini, immaginandone le conversazioni e i segreti. Ma fare lo stesso con gli ipotetici abitanti di case che ci passano davanti agli occhi solo per pochi attimi ha un sapore più intenso: sembra di essere un regista alla ricerca del set per il proprio film, o piuttosto un bambino che gioca a facciamo che io ero...

Mentre le occhi delle case altrui passano davanti ai miei, mi ricordo che sono lontano dalla mia. Immagino allora di volare davanti alle finestre del mio appartamento, e credo che sia un modo per essere là almeno con la fantasia. La cosa più bella dei viaggi è che, alla fine, si torna dai propri cari.

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