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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Corniche Kennedy

Come sempre alla ricerca di letteratura francese, sebbene maldisposto dopo la lettura di una recensione scritta da un collega bibliofilo, mi sono lanciato nella lettura di questo breve romanzo della scrittrice Maylis de Kerangal. Il risvolto di copertina è un tale susseguirsi di premi ed elogi da suscitare qualche diffidenza. Ma procediamo con ordine.

La trama: la corniche Kennedy è una delle tipiche strade che attorno a Marsiglia corrono a strapiombo sul Mediterraneo. Sì, esiste davvero, ma non so se la descrizione dell'autrice sia realistica. Sylvestre Opéra è un flic (sbirro) di mezza età, sovrappeso, malato di diabete, triste solitario y final. Insomma, un personaggio alquanto scontato nella letteratura contemporanea. Il suo mestiere è quello di combattere un crimine di primaria importanza: quello commesso dai ragazzini che si tuffano in mare senza rispettare i divieti. E va bene, magari è una buona idea...

Dall'altra parte (della strada, del binocolo, della vita) ci sono, appunto, i ragazzini marsigliesi. Brutti, sporchi, ignoranti, dediti al cazzeggio e alla piccolo criminalità occasionale. Vivono nelle case popolari (ma guarda, che originalità!), hanno famiglie disgregate (però, geniali questi scrittori francesi!), la scuola non fa per loro (standing ovation!). La loro occupazione quotidiana è quella di esibirsi in tuffi sempre più pericolosi, che è una forma nobile dell'arte di chi piscia più lontano.

E poi arriva una ragazza, Suzanne. Non è di Marsiglia, ma di Parigi (parbleu!). Subito seduce il capo della banda con il fascino della straniera, per di più ricca. Durante un tuffo notturno, nel disprezzo della polizia, tre ragazzi trovano in acqua un pacco di droga, e meditano di fuggire all'estero per rifarsi una vita.

Si è notato che la trama non mi ha convinto? Aggiungiamo infine la scrittura: senza punteggiatura essenziale, contorta, sfiancante. Tante parole, poca ciccia. Si legge nel risvolto che questo libro è stato suggerito come lettura per le scuole superiori francesi. E poi dice che uno si butta a destra (cit.).

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