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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Il ragazzo in soffitta


Pupi Avati è prevalentemente conosciuto come regista (La casa dalle finestre che ridono resta un gioiello ritrovato dell'horror italiano, e anzi padano), nonostante abbia scritto alcuni saggi. È però dal 2015 che si dedica al genere del romanzo, e proprio questo Ragazzo in soffitta segna l'esordio di Avati come scrittore di fiction. Nel 2019 è apparso Il signor diavolo, che l'autore ha trasposto in sceneggiatura per il cinema.

La scena dell'intero racconto è simmetricamente ripartita fra Bologna, ai nostri giorni, e Trieste, a cavallo fra i '70 e gli '80 del Novecento. Idealmente, le due storie nascono lontane e convergono, pagina dopo pagina, verso l'epilogo. I protagonisti dei due filoni sono due ragazzi: il primo studia al liceo classico senza grandi risultati; il secondo è spinto, un po' controvoglia, allo studio della musica. Per entrambi gli anni dell'adolescenza sono difficili e scevri di riconoscimenti, ma i loro destini prenderanno strade antipodali.

Avati prende per mano il lettore, accompagnandolo nel resoconto di due vite separate da quasi quarant'anni o solo da cinque piani di scale. Gli errori del triestino, vittima molto più che carnefice, cambiano la vita del giovane emiliano per sempre: un gioco del fato che abbraccia due generazioni, senza pietà. 

Non si impressioni il lettore più sensibile, perché l'orrore del brutale omicidio di due ragazzine simboleggia la sconfitta e il martirio di un uomo buono. Non ci sono particolari raccapriccianti, e non ci sono indagini di polizia. La verità viene a galla, ma troppo tardi. 

Non cercate il trionfo della giustizia nelle storie di Pupi Avati, perché resterete delusi. Cercate, invece, l'umanità dei vinti; cercate la semplicità dei sentimenti, anche se fossero quelli più elementari.

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