AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì
Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano.
Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica.
Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una AI gratuita, e ho chiesto di preparare le slide per alcune delle mie lezioni facendo uso di quel materiale.
Lo dico per evitare strumentalizzazioni: tutto quello che spiego in classe è stato letto e vagliato con i miei occhi.
E purtuttavia, tutte le slide generate erano pressoché perfette: tolte minime sbavature che riguardavano la terminologia, avrei potuto proiettare direttamente quei contenuti in classe. C'era tutto quello che avrei scritto io, solo in un esempio ho visto un'allucinazione dell'AI. Lo stile estetico era molto gradevole.
Quale lezione posso trarre da questo esperimento, ammesso che esista una lezione da trarre? Innanzitutto che qualunque AI ha già digerito sufficiente materiale per insegnare i rudimenti dell'Analisi Matematica all'università. Qualche minima svista può essere sicuramente paragonata alle cantonate che a volte prendo anche io quando improvviso calcoli alla lavagna. In secondo luogo, non avrei né voglia né tempo per imparare le astuzie informatiche necessarie ad ottenere slide altrettanto eleganti e piacevoli da leggere. Le mie erano veramente orribili, al confronto.
Naturalmente l'insegnamento non è paragonabile al lavoro di ricerca: il primo si fonda su conoscenze consolidate, il secondo dovrebbe produrre conoscenza nuova. Ma la ricerca è anche fatta da quel mestiere da mediano che sovente si risolve in un incastro di tecniche note con lievi miglioramenti delle ipotesi. La mia triste opinione è che sentiamo già il fiato di queste AI sul collo, a partire dall'insegnamento. Una bella fetta degli articoli scientifici che vediamo pubblicati saranno presto alla portata dell'AI, grazie all'immane potenza di calcolo che non è paragonabile alla collaborazione simultanea e intensiva di tutti gli scienziati viventi.
Forse resterà uno spazio per il genio, cioè per quelle idee nate quasi per miracolo dalla testa di un singolo individuo. Non è molto, sinceramente.
(Foto di Antony Hyson Seltran su Unsplash)

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