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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Che lettera vede qui?

Stasera sono tornato prima dal lavoro per andare in agenzia a rinnovare la patente. Il secondo rinnovo, gli anni ...anta che si avvicinano, ahimè! Ma sorvoliamo, per piacere.
Dopo aver prodotto la patente, il codice fiscale, e una marca da bollo da 16 euro, la gentile impiegata mi invita ad accomodarmi in attesa dell'arrivo del medico. Sono il primo, e sono le 17:30. Prima che il medico arrivi, con "soli" venticinque minuti di ritardo, sono arrivate altre quattro persone.
Il medico mi chiama, riportandomi per un attimo ai tempi della visita militare: non per altro, è un tenente colonnello del RIS, o almeno così si firma.

Ma sorvoliamo ancora. Mi fa accomodare, mi chiede conferma (!) del fatto che sono perfettamente sano, che ho tutti gli arti, che i suddetti arti funzionano adeguatamente, e che non soffro di patologie croniche. Dal che deduco che basti tacere per evitare complicazioni. Poi mi fa mettere in piedi a un metro e mezzo dal quadro (letteralmente, un quadro incorniciato con le lettere dell'alfabeto di dimensioni decrescenti) e mi indica in tutto quattro simboli fra quelli più grandi.
E qui arriva la farsa, almeno a giudizio di un profano come me. Apre la borsa e ne estrae un tablet. Lo accende, e compare una "U" gigantesca su sfondo grigio.
- "Mi dica, che lettera è?"
Dopo averlo guardato come se mi prendesse in giro, gli dico che è una "U". Poi mi mostra una gigantesca "N" su sfondo bianco, e mi domanda:
- "E questa, che lettera è?"
- "Una "N"", rispondo io.

Molto contento, il medico mi fa firmare due volte. Al che ne approfitto per chiedergli che senso avessero quelle ultime due lettere.

- "Caro signore, è tutto legale! Pensi che ci hanno fatto spendere centomila euro per dotarci di questo software, che è certificato! Allora, il primo test mi sembra che sia per la visione notturna, e il secondo per l'abbagliamento."

Avrei voluto fargli notare che, se avessi avuto difficoltà a leggere la "U" e la "N", quasi certamente avrei bisogno di un accompagnatore per andare in giro; ma ho lasciato il dottore nel suo compiacimento per l'eccellente verifica delle mie condizioni fisiche.

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