Malapianta

Avete presente quando un lettore cerca un libro coinvolgente, appassionante, anche se sa che la storia lo farà soffrire e arrabbiare? Ecco, è ciò che è successo a me con Malapianta di Dario Buzzolan. Come sapete tendo a diffidare degli scrittori italiani, ma un'offerta imperdibile in una catena di libri usati e questa copertina affascinante mi hanno convinto all'acquisto.

Raccontare precisamente la trama non è facile, a causa dei frequenti salti temporali. Mina, detta Malapianta, è una ragazzina ribelle che vive a Torino negli anni '80. È ribelle, scappa da casa e vive con Emme, un pusher spietato che controlla lo spaccio di eroina della sua zona. Un giorno rifiuta di vendere una dose al fratello per salvargli la vita, ma Emme lo scopre e la punisce nel modo più terribile: la violenta insieme ad altri spacciatori, usando anche una bottiglia di birra. Malapianta subisce, ma appena Emme si addormenta lo accoltella, lo ricopre di alcool e gli dà fuoco. Pochi giorni dopo tutta la banda di Emme, compresa lei, finiscono in una retata della polizia.

Ant, soprannome di Antonia, è invece una bambina introversa nata nel 1987. Figlia di un docente universitario che colleziona libri per l'infanzia, scopre che il padre è disperato perché dovranno lasciare la loro casa. Per aiutarlo, sceglie un modo curioso: si mette a camminare sul cornicione del suo palazzo.

Anni dopo, le due donne diventano amiche: Mina è la proprietaria di un piccolo bar, Ant studia e si iscrive all'università. Ma Mina è perseguitata da strani eventi: oggetti che scompaiono da casa, mozziconi di sigaretta sconosciuti nel posacenere, rumori, incontri inquietanti nel suo bar. È convinta che Emme sia tornato, e un giorno lo riconosce in un potente imprenditore torinese, Mancini, che si sta candidando alla poltrona di sindaco.
Invece Ant inizia a lavorare nella cartoleria di Tano, un uomo ormai condannato da una malattia neurologica progressiva, proprietario di una casa infestata. Sì, proprio infestata dai fantasmi, ed egli stesso è convinto che la malattia sia una maledizione degli spiriti che albergano in quell'edificio.

Inizia così un percorso pericoloso fra anime morte ed esseri viventi ancora più spaventosi di uno spettro. So che il mio riassunto restituisce l'idea di una trama sgangherata, ma non è così: leggendo il libro sembra di vivere accanto alle due protagoniste, e non c'è traccia di confusione nella sequenza degli eventi.

Ambientato nella più tipica Torino nera, eletta per l'occasione a palcoscenico del male e del dolore, Malapianta è una favola gotica per adulti: i temi trattati sono spaventosi, e quasi sembra impossibile credere che possano essere reali. Invece sappiamo che la droga, la violenza e la criminalità appartengono alla nostra società più del bene e della pacifica convivenza. Nelle ore che ho dedicato alla lettura di questo libro (leggo nei ritagli di tempo, quando viaggio in treno) ho provato spesso un sentimento di disagio e di rabbia. Buzzolan non regala speranze (se non nelle ultime dieci pagine), tutto ciò che può portare distruzione lo farà. Ma anche questo è uno dei pregi di un buon romanzo: coinvolgere il lettore, trascinarlo nella storia raccontata anche a costo di ferirne i sentimenti.

Se volete provare emozioni forti, non necessariamente edificanti, leggetelo.

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