La via del sole

Mauro Corona è un personaggio che incarna il detto per cui gli opposti si confondono: cattivo, rognoso, aggressivo al punto da sembrare buonista e conformista. La difficoltà a tenere a bada la verve polemica sta condizionando la produzione più recente dell'alpinista-scrittore di Erto, ma sarebbe sbagliato fermarsi alla prima impressione.

Come detto più volte nelle presentazioni pubbliche, La via del sole è un libro nato per digressione: impegnato nella stesura di un romanzo che ci promette da (troppo) tempo, pare che la visione di un tramonto in baita abbia dato l'ispirazione all'autore per questo racconto non previsto.

Al centro della storia c'è un anonimo ingegnere. Trentenne, rampollo unico di un potente imprenditore del marmo, stufo della vita fra i consimili decide di ritirarsi tra i monti. Ma una semplice casera non può bastare, serve una villa nel bosco con tutti gli agi. Il desiderio dell'ingegnere è ben diverso dal vivere in pace: egli vuole piuttosto abbassare le cime delle montagne. Roba da matti, diremmo. Invece no, perché occorre allungare la durata del giorno! Il sole, motore della vita terrena, è costretto a nascondersi presto dietro il profilo delle Alpi, togliendo calore e godimento a noi cristiani.

Insomma, un progetto di devastazione mosso quasi da sentimenti caritatevoli. Ironia a parte, l'ingegnere dedica tutta l'esistenza a sventrare le catene alpine, utilizzando anche le maniere forti per bloccare ogni opposizione. In un delirio crescente di dinamite e corruzione, passano i decenni: l'uomo giunge ai settant'anni, un cifra tonda che spinge tutti a qualche bilancio.
Ma tempo per fare bilanci non c'è, la resa dei conti si presenta inaspettata sotto la forma di una malattia cattiva. E proprio quelle conclusive sono le pagine più intense del libro: il pentimento tardivo, un tentativo di riparare con i soldi ai guai perpetrati.

Tutto qui, dunque? Apparentemente sì, anche la conclusione è prevedibile. Tutto sommato buonista e politicamente corretta. Eppure si intravede un secondo livello di lettura, quello autobiografico.

Non è la prima volta che Mauro Corona affronta il tema della vecchiaia e della morte, e lo fa con toni quasi scandalosi.

Nella società della giovinezza infinita, Corona si muove su una scala d'altri tempi. A sessanta sei vecchio, a settanta è un miracolo che non ti abbiano portato in cimitero. Parametri sicuramente veri nei paesi montani di una volta, che poi sono i luoghi che lo scrittore canta nei suoi libri.

Ebbene, anche lui si incammina verso quell'età di bilanci, e sembra che ogni nuovo libro si trasformi in una ricerca di pace dopo una vita di tribolazioni. Dopo la gioventù guastata da un padre alcolizzato e di mano pesante, dopo una maturità di eccessi e successi, anche lo scalatore ertano guarda avanti e si pone domande. Non sappiamo quali risposte trovi, ma è bello starlo ad ascoltare.

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