Tre giorni e una vita

C'è poco da fare, Pierre Lemaitre è un signor scrittore. Il successo ormai consolidato in Francia si allarga al nostro Paese grazie a questa bella traduzione dell'ultimo romanzo dell'autore di Ci rivediamo lassù (precedentemente recensito in questo blog).

Ma se quello era un romanzo atteso (e sicuramente scritto con una tempistica piuttosto astuta), questo è semplicemente un piccolo gioiello di drammaticità e tensione. La trama è assai promettente: in un tranquillo paese della provincia francese, Beauval, il dodicenne Antoine uccide con una bastonata alla tempia un piccolo compagno di giochi e avventure. Ma, invece di confessare il suo delitto d'ira, quasi una vendetta trasversale contro la brutalità del padre della vittima, perde la testa e occulata il cadavere in un bosco. E' questo il preciso momento in cui Antoine perde definitivamente l'innocenza.

La scomparsa della piccola vittima getta Beauval nel panico. Le ricerche partono (quasi) immediatamente, ma per i primi giorni nessuno pensa di cercare i resti nel bosco. Antoine è sull'orlo di una crisi, ma ecco che una provvidenziale e disastrosa tempesta sposta l'attenzione dell'opinione pubblica. Il bosco è stato devastato dalla bufera, nessuno rimuoverà i tronchi per molto tempo. Antoine si sente al sicuro.

Passano undici anni, Antoine studia medicina all'università, ha una ragazza e vive lontano da Beauval. Ci torna il minimo indispensabile per far visita alla madre, nulla di più. Durante una di queste visite, ha un rapporto con un'amica d'infanzia e la mette incinta. Questa pretende nozze riparatrici, e l'incubo di dover tornare definitivamente sul luogo del delitto sconvolge ancora una volta l'esistenza del protagonista.

Terza parte del libro: il 2015, Antoine è medico condotto. A Beauval. Ha ceduto al ricatto della famiglia di quella ragazza: la possibilità di uno scandalo avrebbe acceso un riflettore su di lui, e questo avrebbe potuto portare alla luce il tremendo segreto. Ma nessuno, ormai, sembra più interessato alle sorti della povera vittima del 1999. Almeno finché qualcuno decide di ripulire il bosco...

Ometto evidentemente di svelare l'ultimo colpo di scena, a beneficio del lettore. Mi limito a frustrare le ambizioni hollywoodiane di chiunque di aspetterebbe, infine, il trionfo della giustizia. Lemaitre Si ispira, per ammissione esplicita, ad autori come Georges Simenon. Ma, a differenza del grande belga, non riesce a reprimere la tentazione di tener fede al titolo: Simenon era maestro nell'aprire una finestra sulla vita dei suoi protagonisti, come fosse un fotografo. Lemaitre vuole dirci tutto, spiegarci il passato e il futuro. A mio giudizio tale onniscienza rende meno originale la trama, che tuttavia resta un esempio di maestria narrativa.

Quanto vale una vita umana, anzi la vita di un bambino innocente? Quanto vale la vita del suo carnefice, seppure altrettanto giovane? La risposta di Lemaitre può disturbare la sensibilità di qualcuno, in parte anche me. La precisione con cui l'autore descrive il brutale, animalesco assassinio del bambino fa gridare vendetta. La spietata crudeltà con cui Antoine occulta il corpo dell'amico in un buco fra le radici degli alberi è sconvolgente, certo. Ma quello che ancora più crea disagio è la mancanza di ogni senso di colpa: Antoine è un omicida, con molte aggravanti. Ma non sembra curarsene davvero. Prevalgono in lui l'istinto di sopravvivenza, l'egoismo e la spasmodica ricerca della fuga. Davvero un pessimo soggetto, da bambino e da adulto. Forse per questo Pierre Lemaitre ha scelto lui come personaggio principale del racconto.

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