Non devi dirlo a nessuno (recensione)

Luca e Giorgio sono due fratelli di Genova. Corre l'anno 1989, anzi corre l'estate del 1989. Luca, Gio', mamma e papà sono a Lamon, nella provincia di Belluno, per le vacanze estive. I nonni vivono lassù, e il padre magistrato ne approfitta per riposarsi qualche giorno. Da qualche tempo è minacciato dal capo di una banda di rapinatori che ha fatto arrestare a Genova, da poco evaso durante un trasferimento. Ma tutto questo è troppo complicato per Luca e Gio', che attraversano i tipici problemi esistenziali della loro età: il senso di inadeguatezza con gli amici, i primi turbamenti ormonali, le discussioni tra i genitori.
E poi c'è la storia dell'uomo selvatico, un leggendario personaggio accusato di aver ucciso un bambino, e che si sarebbe trasformato in un eremita dei boschi. Tra corse in bicicletta, partite di pallone sotto il campanile della chiesa, temporali estivi e delusioni sentimentali, i giorni passano veloci.

Improvvisamente, la macchina nera di uno sconosciuto con i baffi interrompe la routine della banda di ragazzi di Lamon. Chi è quel tipo inquietante, che fuma e si nasconde dietro gli occhiali da sole? Luca scopre che il padre è perseguitato dalla minaccia del latitante, e trascina la banda di amici in una improbabile caccia all'uomo. Peccato che finiscano per prendere l'uomo sbagliato, un poliziotto genovese arrivato per proteggere il magistrato durante la villeggiatura.

Sarebbe il momento del lieto fine, dell'armonia che cancella le nuvole scure, ma non è così. Le ultime pagine del libro sono nerissime, perché la minaccia non è affatto scongiurata. Qualcuno si farà molto male, e tutti perderanno in un pomeriggio di temporale l'innocenza dei dodici anni.

Riccardo Gazzaniga è abile nello scrivere una storia che avvince fino alla fine, in un crescendo di emozioni che feriscono profondamente. Tutto è ingiusto, in questo racconto: la famiglia, l'amore, la vita stessa. Due bambini affrontano un pericolo infinitamente più grande di loro, e solo la componente fiabesca li salva da una fine tragicamente annunciata.

Sulla credibilità della conclusione c'è forse da dubitare, ma nel 1989 le tecniche investigative erano molto diverse da quelle attuali. Importa davvero? Credo di no: restano nella memoria l'amicizia di tre bambini che improvvisamente vivono la crudeltà della vita, la loro capacità di essere più adulti degli adulti. E ovviamente il rimpianto di non avere più dodici anni.

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