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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Le tre del mattino

Confesso la mia profonda ignoranza: mai avevo letto un libro di Gianrico Carofiglio. Ho voluto iniziare da questo romanzo di formazione, incuriosito anche dagli spunti matematici della trama.

Antonio, circa diciotto anni, soffre di epilessia. I primi attacchi si sono manifestati anni addietro, senza una evidente ragione medica. È il 1983, ed è arrivato il momento di tornare a Marsiglia per l’ultima visita con un famoso neurologo, specializzato nella cura di questa malattia. Lo accompagna il padre, professore universitario di matematica. La madre, umanista e professoressa anch’ella, non può rinunciare ad un importante convegno. D’altronde, i genitori sono separati da tempo, sebbene in buoni rapporti.

Il responso è favorevole ma interlocutorio: se Antonio supererà due giorni senza attacchi la privazione di sonno per quarantotto ore, sarà definitivamente guarito. Un test oggi vietato dalla deontologia medica, ma diffuso in quegli anni. Due giorni destinati a diventare i più belli e importanti per i due uomini, sperduti nella Marsiglia ancora malfamata.

Quartieri sporchi, individui equivoci ma gentili, bar notturni e feste private con giovani donne disinibite sono la cornice di un’esperienza unica per ritrovarsi, e per dirsi cose mia dette. La tristezza del padre cinquantenne, che si ritiene un matematico sulla via del tramonto, accompagna le paure di un adolescente terrorizzato dalla propria patologia, più per convinzione che per reale motivo.

Con grande amarezza, il finale ci ricorda che non si recupera il tempo perduto. Possiamo illuderci che ci sia tempo per tutto, ma non è così. Quella di Carofiglio non è sicuramente una trama originale, ma emerge la maestria linguistica di un narratore affascinante e coinvolgente.

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