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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

'14

Chiuso questo piccolo libro, di un centinaio di pagine stampate a corpo grande, ero indeciso se metterlo fra le letture insulse o fra i capolavori. Scritto in occasione del centenario dello scoppio della Grande Guerra (per noi italiani è la guerra del 15-18, ma il conflitto esplose nel 1914), questo '14 è un racconto vagamente frammentario, scritto nello stile dell'osservatore distaccato che descrive le vite altrui senza concedere alcunché all'emozione.
Possiamo dire che è il riassunto dell'esperienza al fronte di alcuni giovanotti della Vandea, chiamati alle armi con la promessa di tornare entro poche settimane e invece destinati a ben altre sciagure. Qualcuno morirà, qualcuno perderà un arto o la vista; nessuno tornerà vincitore.

Forse poco appagante per un lettore in cerca di materia per lunghe serate davanti al fuoco, '14 offre la banalità della guerra in tutto il suo macabro splendore: per Echenoz non esistono eroi, esistono solo uomini che marciano verso un destino implacabile.

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