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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Miami Vice

Periodicamente, soprattutto d'estate, mi torna il desiderio di guardare gli episodi di Miami Vice. Ricordo che li trasmetteva Rai Due nella fascia preserale; erano gli anni a cavallo fra gli '80 e i '90, andavo al liceo e aspettavo con ansia la puntata quotidiane delle avventure di Sonny Crockett e Ricardo Tubbs.





Qeusta serie poliziesca ha segnato una svolta nel genere televisivo. Forse è stata LA serie poliziesca degli anni '80: vestiti firmati, macchine di lusso, arredamenti futuristi. Per la prima volta, i poliziotti non erano brutti, sporchi e diseredati. Non lottavano contro i superiori ammanicati al potere che impedivano alla giustizia di trionfare: il mitico tenente Martin Castillo (qui sopra, vestito di nero) difendeva i detectives della squadra contro tutte le interferenze esterne.

E poi c'era la mentalità degli anni di Ronald Reagan: i cattivi dovevano morire, uccisi dai buoni. Don Johnson, che interpretava il detective Crockett, sparava sempre tre colpi di automatica (ovviamente argentata) al petto del villain di turno. Ricordo che aveva la fondina orizzontale sotto la giacca, e una pistola di emergenza alla caviglia. Erano altri tempi, oggi i poliziotti televisivi disdegnano le armi e approfittano della psicologia e del profiling per acciuffare i criminali. Il genere poliziesco, con sparatorie infinite e inseguimenti sulle superstrade della Florida, è tramontato; la contaminazione con la commedia brillante o con il thriller psicologico domina ovunque.

C'è qualcosa di inquietante negli episodi di Miami Vice, forse grazie alla splendida colonna sonora di Jan Hammer. Sono quasi passati trent'anni dal primo episodio (1984), eppure le scene sembrano sospese nel tempo. Crockett e Tubbs si muovono attraverso i decenni senza subire la vendetta del tempo, gli sguardi del tenente Castillo gelano il sangue anche oggi. Forse è il segno dell'ottima produzione della serie, e della capacità di uscire dagli schemi di un'epoca. Guardando oggi Starsky & Hutch provo soprattutto stupore per il successo che avevano riscosso, sono datati e quasi ridicoli. Guardando Miami Vice, al contrario, mi chiedo perché nessuno abbia veramente saputo capire la lezione.

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