Mac OS X Lion 10.7: appunti di viaggio

La notizia: la scorsa settimana Apple ha rilasciato la nuova versione del suo sistema operativo. Per la prima volta, Mac OS X è disponibile per il download (a pagamento, si intende) attraverso App Store. Il costo è contenuto, circa 24 euro. Di seguito le prime impressioni e qualche osservazione.

Per prima cosa, non è banalmente possibile l'installazione con formattazione. Come sappiamo, spesso i nostri computer accumulano "sporcizia" derivante dall'installazione di programmi che poi cancelliamo, dalla navigazione in rete, dall'uso quotidiano. Capita così di approfittare di un aggiornamento del sistema operativo per fare pulizia, e per prima cosa formattiamo il disco fisso (o una partizione). In questo caso, la via maestra per installare Lion è quella dell'aggiornamento da Snow Leopard. Quindi, chi volesse ripulire il computer, sarebbe costretto a formattare, installare Snow Leopard 10.6.8, e solo alla fine potrebbe aggiornare a Lion. Mi sembra di capire che esistano trucchi per utenti smaliziati, ma non voglio divagare. Per inciso, non avendo voglia di lunghe operazioni di configurazione, ho scelto il banale aggiornamento al volo.

Ho due Macbook (uno mio e uno di proprietà del mio dipartimento), e sul primo l'installazione è andata liscia. Per modo di dire, ha impiegato più di un'ora... Comunque non ho avuto difficoltà. Sul Macbook recente, l'installazione ha crashato con un messaggio che parlava di impossibilità di creare la partizione di ripristino. C'era anche un link ad un sito di Apple, che però era totalmente fuorviante: solo dopo aver tentato un secondo aggiornamento in modalità debug, ho visto che c'era un problema al disco fisso. Certo, sarebbe meglio se gli errori del programma di aggiornamento non venissero segnalati a casaccio, ma nel mio caso un bel

sudo /sbin/fsck -fy

in modalità single-user ha permesso la correzione dei difetti e la successiva installazione. Un'altra ora abbondante è trascorsa in questo modo.

Primo riavvio, e prime incertezze. La finestra di login è comparsa dopo due minuti di rotellina colorata, facendomi già temere il peggio. Ottenuto l'accesso al sistema, la prima impressione è quella di un restyling della facciata, senza cambiamenti epocali. Adeso le applicazioni possono essere lanciate da un menu analogo a quello di iPhone e iPad, ma non mi sembra comunque un sistema particolarmente efficiente. In tutta onestà, rimpiango ancora il vecchio menu con le applicazioni, in stile Windows/Linux. Ci sono altre novità grafiche, ma resta la sensazione che Gnome3 e Ubuntu Unity abbiano bruciato sul tempo gli sviluppatori di casa Apple.

I veri guai si scoprono solo quando si tenta di avviare applicazioni vecchie, compilate per gli storici processori powerpc. Purtroppo queste applicazioni risultano inutilizzabili, e meglio metterci una pietra sopra. Sfortunatamente anche alcune applicazioni per Leopard e/o Snow Leopard potrebbero manifestare instabilità e problemi di varia natura, ma ci sarà tempo per rilasciare gli aggiornamenti. Una delle cause più comuni di malfunzionamento è il ricorso massiccio ai 64 bit. Molti driver proprietari erano rilasciati per l'architettura a 32 bit, e in prima battuta alcune periferiche smettono di funzionare. Un esempio? La mia vecchia chiavetta internet Onda si rifiuta di funzionare su Lion. Ho scoperto che basta riavviare tenendo premuti i tasti "2" e "3" (sta per 32, mentre premendo contemporaneamente "6" e "4" si torna al kernel a 64 bit) per avviare un kernel a 32 bit, e i driver di Onda tornano a fare il proprio dovere. Ma sembra che l'uso sistematico del kernel a 32 bit non sia la panacea di tutti i mali, ed anzi ho riscontrato più difetti che pregi.

Una delle novità più sbandierate è il backup locale con Time Machine. Se finora era necessario configurare un'unità di archiviazione esterna, ora è possibile sfruttare lo spazio libero sul disco per i backup. Francamente mi sembra una sciocchezza, e sicuramente l'utente dovrebbe poter disabilitare questa caratteristica. Si può, per carità, ma occorre aprire un terminale e lanciare il comando

sudo mdutil -disablelocal

Insomma, senza Google nessuno saprebbe come fare. Purtroppo siamo abituati alla scarsa documentazione dei sistemmi operativi Apple. Supponendo di essere arrivati fin qui senza aver riempito il disco fisso e senza aver perso tutti i programmi comunemente utilizzati, spesso si presenta un fastidioso problema con Dashboard. Mac OS permette di usare le widgets, programmini minuscoli che non servono praticamente a nulla ma che possono devastare la CPU. Io avevo un processo al 100% della CPU, e mi è bastato svuotare ~/Library/Widgets per dar fiato al processore. Evidentemente qualche widget non funzionava e il processore tentava inutilmente di avviarla ad oltranza.

Infine, ci sono problemi meno comuni ma ugualmente fastidiosi. Il mio ateneo usa una VPN di Juniper, accessibile mediante un client Java. Quei geni di Apple hanno deciso di non rilasciare Java per Lion insieme al sistema operativo, costringendo l'utente a scaricare separatamente la nuova versione di Java: la vecchia non funziona e va cestinata. Ma nonostante questo, il modulo del kernel che occorre caricare per creare l'interfaccia VPN continuava a produrre errori; l'unica soluzione è stata la rimozione completa di Network Connect e la reinstallazione. Altrettanto semplice, ma ancora più noiosa, la correzione di MacPorts. MacPorts è un sistema di compilazione/installazione del software open source, nello stile dei Ports di *BSD. Essendo compilati al volo, i programmi di MacPorts difficilmente sopravvivono ad un aggiornamento del sistema operativo. Nel mio caso, un buon numero di programmi (mutt, procmail, ecc.) non si è accorto di nulla, ma alcuni (alpine, fetchmail, ecc.) hanno smesso di funzionare. Purtroppo c'è un solo modo di ripristinare la situazione ottimale: ricompilare tutto. È un processo molto lungo, spesso servono due o tre ore se i MacPorts installati erano tanti e particolarmente massicci.

Per adesso il bilancio è piuttosto neutro: qualche miglioramento e qualche ora di lavoro per riavere ciò che avevo già. L'impressione è che non ci sia alcuna fretta di aggiornare: in ogni caso, non bisogna illudersi che in mezz'ora i computer tornino attivi e funzionanti. Ma se abbiamo a disposizione una giornata libera, magari chiusi in casa perché fuori sta piovendo, il gioco può valere la candela.

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