Intervallo: la crisi e la sindrome di Stoccolma

Interrompo la sequela di lagnanze sentimentali (ma prometto di tornarci, è una minaccia) per esprimere due considerazioni sul tema del mese: la crisi economica.
Dopo aver letto pochi quotidiani mentre ero al mare (sospiro), sto cercando di riallinearmi con l'attualità. Ebbene, sembra che l'economia stia andando maluccio. Ma da quando ho la facoltà intellettuale di capire i rudimenti della società capitalista, non ho mai sentito parlare di ottima salute per l'economia italiana. Quello che invece mi sconcerta è la convergenza sulla cura: chi sa nuotare si salvi, gli altri crepino in silenzio.
Abbiamo un governo vergognoso, come troppi nella storia repubblicana. Ma adesso siamo tutti entusiasti che due loschi giostrai europei ci spieghino come ripagare l'elemosina della BCE: sopprimendo i più deboli. Perché questa è la proposta, affondare il barcone degli italiani meno abbienti in cambio di qualche BTP.
A me sembra un caso da manuale della sindrome di Stoccolma: gli squali della speculazione ci attaccano, e noi collaboriamo spensieratamente al sanguinoso banchetto. Ma non eravamo le vittime, quelle che devono lottare fino all'ultima pallottola contro il nemico? Perché nessun governo ha il coraggio di reprimere l'economia cartacea e di spostare l'attenzione sull'economia reale?
Non capisco perché dovremmo togliere l'assistenza ai portatori di handicap per far contenti gli speculatori; sarò anche troppo impegnato ad elaborare una strategia per rivedere una certa fanciulla, ma proprio rimbambito non sono. Fatto sta che non ho ancora trovato una risposta soddisfacente ed eticamente sostenibile.

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