Perché tornare? O delle amorose ferite

Già, perché tornare? Vale per tutti i viaggi, e dunque anche per le vacanze. Il pretesto è che sono appena rientrato dal mare, ma la riflessione è più profonda. Il fatto è che odio viaggiare, per l'ansia di partire e la malinconia di tornare a casa. D'accordo, lo ammetto: spesso ci si mettono anche i sentimenti. Nei viaggi, per svago o per lavoro, capita di conoscere persone nuove, o anche persone vecchie che improvvisamente diventano diverse.
Questa volta sono stato benissimo, il borgo di Varigotti è splendido ed accogliente. Il tempo è stato piacevolmente mite, e ho potuto prendere una sfumatura mediterranea senza bruciarmi. Ma la fregatura è sempre in agguato: ho notato subito un istintivo interesse per una graziosa fanciulla. Quando comincio a pensare ad una ragazza, finisce puntualmente con giorni di tristezza e rimpianti; e allora non esistono medicine, bisogna lasciar fare al tempo.
Sto parlando di una cameriera dell'albergo dove soggiornavo. Capisco che sembri vagamente squallido, ma non è così; si tratta di una ragazza timida e quasi invisibile, che difficilmente concede più parole di quelle imposte dal protocollo professionale. Dovrei essere abituato a queste infatuazioni platoniche, potrei scriverci un manuale scientifico; ma oggi sto proprio male, e non vedo l'ora che passi.
Perché io ero quasi riuscito a convincermi che pensavo a lei per non annoiarmi, e quella buffa uniforme che la trasformava in un figurino ottocentesco con camicetta di raso nero e grembiulino para-schizzi erano un valido incentivo a liquidare la faccenda con un sorriso. Ma il destino è cattivo fino in fondo: venerdì sera, mentre un maestro della pittura gestuale (o come diavolo si chiama) menava fendenti con il pennello per la gioia dei turisti plaudenti, me la sono trovata a pochi metri. Senza grembiulino e con una canottiera colorata e i pantaloni di tela, non riuscivo più a prestare attenzione alla pantomima artistica. Era in piedi, da sola in mezzo alla folla (è una figura retorica, l'avete capita?) e fissava rapita il quadro che prendeva forma: mancava solo l'angioletto con l'arco e le frecce...
Sabato mattina, dopo l'ultima colazione (che dolce, ormai conosceva a memoria i miei gusti, oltre ovviamente a quelli di tutti gli altri ospiti...) il metaforico colpo di grazia è stato lo scambio di poche chiacchiere innocenti: in due minuti ho toccato con mano la voglia di bruciare il biglietto del treno e restare lì per sempre (o molto a lungo, almeno).
Sono tutte sciocchezze, è chiaro: probabilmente lei è fidanzata con un tiratore scelto dei marines, e comunque mi avrà giudicato imbranato e penoso mentre mettevo insieme in monosillabi per cercare di conversare con lei. Penso che fra una settimana riderò di queste parole, perché succede quasi sempre; ma ora mi sembra ingiusto che lei sia laggiù ed io a casa, e ingiusto il fatto che i suoi occhi celesti non saranno più i primi che incontrerò al mattino, mentre faccio colazione davanti al mare di Varigotti.
Chissà, forse un giorno la rivedrò.

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