In memoria di una gelateria

A Como avevo la mia gelateria preferita, scelta dopo averle provate praticamente tutte. Era vicino alla stazione delle Ferrovie Nord di Como-Borghi: un piccolo locale con il bancone messo di traverso e una panchina da giardino per i clienti. Clienti che erano rari, e già questo mi piaceva molto: nessuna fila dietro turisti istupiditi dal sole estivo, nessun bambino che ti strusciava il cono sui pantaloni puliti. Arrivavo ed ero l'unico cliente; il burbero gelataio, attirato da un campanello automatico posizionato sopra la soglia del negozio, usciva dal retro e nemmeno salutava. Bastava un cenno con il mento, come a dire: "Forza, dimmi che cosa vuoi perché ho fretta".
Un cono, due euro: i miei gusti preferiti erano limone, menta o cioccolato fondente. Talvolta l'arancia e l'amarena, ma solo come ripiego se il tempo era inclemente (quando piove, mangio i gusti "caldi").

Essendo collocata in un quartiere poco turistico, la gelateria chiudeva presto, alla fine di settembre. Restava in stato di abbandono fino ad aprile, ma quest'anno è stato affisso un foglio di carta da pacco vergato a mano: inaugurazione 3 marzo. Ieri, 3 marzo, mi sono presentato, e ho trovato un locale completamente diverso. Ora è gestito da due tizi un po' storditi che non sanno moltiplicare 2 (euro) per 4 (il numero di gelati), e che vendono un gelato squagliato senza un'etichetta per riconoscere un gusto dall'altro. C'è il super cioccolato, ma nemmeno sotto tortura ti dicono perché mai sia super. Ora due gusti fanno tre euro, forse pensano di essere a Parigi; ieri c'era lo sconto speciale, bontà loro.

Ho comprato il mio cono super cioccolato più yogurt ai frutti di bosco, il primo sciolto e il secondo ghiacciato. Possibile che siano sempre i migliori (gelatai) che se ne vanno?

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