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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

La casa dei fantasmi

La maggior parte delle storie di fantasmi sembrano scritte con la logica ⌘C-⌘V (copia&incolla), e questa non fa eccezione. Eppure ho letto questo libro di John Boyne con piacere.

La trama è, come detto, classica: la giovane Eliza Caine, londinese ventenne, resta improvvisamente orfana di padre. Non sopportando di vivere nella casa piena di ricordi struggenti, risponde ad un'offerta di lavoro come istitutrice di due bambini nel Norfolk. Solita villa nella campagna inglese, solita atmosfera sospesa e sottilmente inquietante.
Nella villa, apparentemente, vivono solo i due bambini: Isabella, la più grande, e il piccolo Eustace. Dei genitori non vi è traccia. Eliza prende a cuore il nuovo lavoro, ma eventi soprannaturali mettono a dura prova la sua stabilità.

Naturalmente non aggiungo ulteriori particolari sulla trama perché guasterei la sorpresa (?) di scoprirla leggendo il libro. Subisco da sempre il fascino dei racconti gotici in stile vittoriano, e questo di Boyne non è fra i peggiori. Si legge velocemente, l'autore è abile nel mantenere viva l'attenzione del lettore. Resta purtroppo quella sensazione di déja-vu che non tutti amano, fino all'ultima pagina: banale eppure inevitabile. Per appassionati del genere, senza troppe aspettative.

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