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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Il Mediterraneo in barca

La scorsa estate, Adelphi ha mandato in libreria il primo estratto dei reportage giornalistici di Georges Simenon. Il lettore italiano scopre così un ulteriore aspetto della complessa vicenda letteraria dello scrittore di Liegi, soprattutto famoso per il ciclo di Maigret.

Librettino dall'apparenza innocuo, basta invece leggerlo fino alla fine per scoprirne la devastante portata per la storia del costume. Leggiamo, talvolta increduli, resoconti farciti di termini che oggi farebbero impallidire anche i più reazionari. Era un'altra epoca, "arabo" e "negro" non erano vocaboli proibiti, chissà se per cattiveria o per coerenza.

Tra le pagine discorsive sulle lunghe traversate dei mari che circondano l'Europa meridionale, troviamo qualche descrizione illuminante per capire meglio il tempo presente. La teoria di Simenon sulla cosiddetta italianità è solo apparentemente qualunquista: gli italiani sono poveri, vivono di espedienti, ma sono felici di essere fatti così.

Un giudizio tagliente, ispirato ad una conoscenza limitata ai frequentatori dei porti di alcune città della Penisola. Ma, nella mente dell'autore, non privo di ammirazione: i popoli del Nord Europa disprezzano gli italiani (e gli arabi, ecc.) perché costoro non cercano la ricchezza materiale come fine ultimo, eppure non capiscono di essere più infelici di loro. Dannarsi l'anima per guadagnare soldi conduce alla tristezza, mentre i popoli mediterranei sono "poveri ma belli".

Non stupisce che qualcuno, con tanta malizia, abbia recentemente tacciato Simenon di razzismo. Con gli occhi del terzo millennio, queste catalogazioni sommarie sono indubbiamente insultanti e generiche. Ma quasi cento anni fa non era così. Non possiamo censurare un articolo di giornale che non può più essere modificato; possiamo però collocarlo negli usi e nei costumi dell'epoca in cui è stato scritto, per capire magari da dove provengano certi pregiudizi odierni.

Ben venga questa operazione di riscoperta, dunque. Non mi piace, invece, la scelta molto commerciale di scomporre il volume francese che raccoglie l'opera di inviato di Simenon in tanti, piccoli, volumetti. Se leggete il francese, cercate l'edizione originale.

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