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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Una lunga domenica di passioni


Una delle mie fissazioni letterarie è quella dei romanzi ambientati negli anni della Grande Guerra. Ne ho già parlato nel mio blog, non vi annoierò oltre. Questo di Sébastien Japrisot è ormai un classico moderno, trasposto per il cinema una ventina di anni fa, e l'ho riscoperto in cima ai miei scaffali durante queste settimane di rinuncia ai viaggi e agli spostamenti. Ho una copia della Rizzoli, usata e reperita nella nota catena Lib*cio. La copertina dell'edizione Folio è infiitamente più romantica e suggestiva, penso.

Il libro racconta, nello stile altalenante e un po' paternalistico di Japrisot, la sete di verità della giovane Mathilde, che ha perso il suo fidanzato sul fronte della Somme nel 1916. Le notizie ufficiali dicono che Manech, il suo promesso sposo, è stato condannato a morte per essersi inflitto una ferita durante una battaglia senza fine. La morte non sarebbe stata comminata per fucilazione, bensì per abbandono all'esterno della trincea francese insiene ad altri quattro traditori della causa.

Ma è la verità? Perché circolano voci sul fatto che almeno uno dei cinque soldati sarebbe sopravvissuto, forse sotto falso nome? Mathilde, inferma dall'età di tre anni per una caduta dalla scala, comincia a riannodare i fili di una domenica infinita, sotto la neve e sotto le bombe tedesche. Rintraccia i parenti dei commilitoni del suo Manech, le vedove, gli amici. Scrive lettere ai giornali, ingaggia un investigatore privato che gira la Francia per trovare le risposte.

Con quella malinconia che solo i francesi sanno produrre, Japrisot ci prende per mano e ci fa attraversare quarant'anni di vita di una donna che non si rassegna al fatto che, come dicono tutti nel libro, "così va il mondo." Un libro splendido, direi non lineare nello svelarsi della ricostruzione.

Gli editori italiani non hanno dato il giusto spazio ad un autore che resta, in Francia, tra i più importanti.

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