AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì
Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...
out-of-the-box in virtuale non ha senso:
RispondiEliminaè virtualbox che interfaccia con l'hardware!
aspetta a provarlo "dal vivo", poi mi dici... :-D
Tu non conosci Arch. Per installare una macchina virtuale Arch c'è un manuale assurdo. Sembra impossibile, ma è molto peggio che installarla davvero. Ad esempio devi smanettare per configurare Xorg, che dal vivo si autoconfigura con udev. E poi devi scegliere a mano i pezzi di Xorg che servono, e non puoi abbondare perché sono incompatibili fra di loro. Il fatto è che Arch è troppo minimale per Virtualbox. Archbang è una live installabile, quindi è già configurata per un uso desktop. Immagina un paragone: Arch è una Gentoo installata da zero, Archbang è una sorta di Slackware: essenziale ma completa.
RispondiEliminanon ho capito: hai virtualizzato arch o archbang?
RispondiEliminaIn passato entrambe. Arch su Macintosh, Archbang su Linux. La virtualizzazione di Arch e' un incubo, ci sono pagine e pagine del Wiki per installare Arch dentro VirtualBox. Praticamente non funziona niente al primo colpo, bisogna intervenire a mano. Invece Archbang funziona subito, soprattutto perche' configura l'indispensabile in modo standard. Poi, volendo, ottimizzi. Invece Arch non installa niente, e devi fare tutto da solo.
RispondiEliminaquello che dicevo io era questo: anche se archbang si virtualizza facile, non è poi detto che un'istallazione vera lo sia altrettanto.
RispondiEliminaE' molto un problema di riconoscimento hardware: in un ambiente virtuale tutto fila liscio perché è il programma di virtualizzazione che si interfaccia con tutto. Dal vivo, magari sono dolori.
Che poi arch pura sia difficile da installare anche solo in virtuale, la dice lunga sul sistema... ubuntu sempre! :-)
Bah, mi sa che ormai tutte le live hanno lo stesso riconoscimento. Archbang e' una live, e quindi deve funzionare sul maggior numero possibile di computer. Archlinux nasce per le installazioni molto raffinate, in cui l'utente conosce bene l'hardware e vuole ottimizzare il sistema per sviluppare software. D'altronde non mi serve il driver per le tavolette grafiche, se non ce le ho. Ubuntu fa funzionare moltissime periferiche, ma diciamo che "pesca a strascico". E puntualmente c'e' molto da togliere, alla fine di una installazione standard.
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