Recensione: Il destino dei Malou



Il destino dei Malou è l'ultima traduzione di Georges Simenon che la casa editrice Adelphi ha messo in commercio. Si tratta di un romanzo scritto nel 1947, quando l'autore si trovava in Florida. Un romanzo della maturità di Simenon, dunque, meno duro di altri capolavori dello scrittore belga. La trama è piuttosto semplice: l'affarista Eugène Malou, che oggi sarebbe un palazzinaro, si spara sulla soglia dell'abitazione del conte d'Estier. La morte è straziante, perché il colpo di pistola non ha raggiunto il cervello e il povero Malou giace a lungo sul pavimento della farmacia, circondato dai curiosi. Eugène Malou era un personaggio ambiguo, partito dalla miseria e arrivato all'apparente ricchezza, ostentata e sfoggiata. Sua moglie, una donna arida e arrivista, già prima moglie di un deputato della Repubblica, è terrorizzata dalla prospettiva della miseria. La figlia Corinne conduce una vita ai limiti della prostituzione, ed è l'amante di un facoltoso medico sposato. Uno dei due figli maschi è un funzionario pubblico, sposato e senza particolari ambizioni eccetto quella di vivere tranquillo. Solo il figlio minore, Alain, vuole capire le ragioni di un suicidio così drammatico, e rifiuta di trasferirsi a Parigi, presso parenti, con la madre. Alain trova un modesto impiego in tipografia e un alloggio presso una pensione a poco prezzo. Ma il comportamento disinibito della sorella scatena uno scandalo, e Alain viene licenziato per ragioni di opportunità sociale. Decide allora di fare quello che non aveva mai fatto prima: conoscere il padre morto, capire chi fosse realmente. Grazie a due amici del vecchio Eugène, ricostruisce una vita fatta di espedienti e di affari al limite del reato. Ma scopre anche un padre che ha dato la propria vita per il benessere della sua famiglia, un padre povero che ha lottato con ogni mezzo per la roba, per una posizione nell'alta società. Il percorso del giovane Alain nella storia di suo padre è difficile, ma solo così potrà capire di essere l'unico, vero, discendente dei Malou.

Gli amanti di Simenon si aspetterebbero il classico finale cupo e senza pietà che lo scrittore belga riservava ai suoi personaggi tragici. Invece no! Alain Malou arriva più volte sul punto di spezzarsi, ma riesce sempre a sopportare le umiliazioni di una società borghese e molto crudele; la stessa società che aveva concesso al padre un'illusione di ricchezza e potere, un'illusione breve e inesorabilmente avviata verso la decadenza e la rovina. Perché un povero, sembra dire Simenon, resterà sempre un povero; l'élite può concedere ad un povero di divertirsi per un po', ma alla fine la puzza di miseria resta indelebile.

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