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AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Cavolo, non funziona la rete!

Quando uno scienziato del XXI secolo invita nel proprio dipartimento un collega, la prima domanda cui deve rispondere è: "Come faccio a collegarmi a internet?"

Certo, qualche eccezione alla regola c'è ancora, soprattutto fra gli scienziati più anziani o fra gli umanisti. Ma se il vostro ospite ha meno di cinquant'anni, tenetevi pronti a fornire istruzioni informatiche a tempo di record. Qualche ospite, più mite, aggiunge la postilla: "Non ho fretta, basta che riesca a leggere la posta entro l'ora di cena."

Il primo commento che tutti, tranne forse un neurochirurgo sbarcato nella Terra del Fuoco per trapiantare un cervello, dovremmo fare a questo punto è che siamo diventati matti. Se penso all'urgenza media delle mie ultime 500 email, credo che avrei potuto tranquillamente leggerle con cadenza settimanale. Va beh, facciamo giornaliera per non sembrare fannulloni.

Invece no! Se la Rete non funziona per mezz'ora, temiamo di perdere notizie fondamentali per la nostra vita, e ci avventuriamo in una serie di azioni a cavallo fra la tecnologia e la scaramanzia alquanto comiche. Dite la verità: avete mai riavviato il computer perché il vostro browser era particolarmente lento? Quante volte vi siete spediti una email perché non ricevevate messaggi da due ore? Vi ricordate di quella volta che avete cercato un altro cavo ethernet perché Facebook non "si apriva"?

Due settimane fa ho avuto il privilegio di partecipare ad una bella "festicciola accademica" a Venezia, per il pensionamento del mio "maestro" professionale. Una professoressa ha raccontato la genesi di un articolo molto citato ed importante, scritto nel 1991. Vent'anni fa la comunicazione fra due scienziati italiani procedeva prevalentemente per telefax, se non per posta. Uno scienziato faceva alcuni conti, li scriveva con bella grafia, e li spediva al collega. Con il telefax, la trasmissione era veloce; per lettera, occorrevano alcuni giorni prima che il plico giungesse sul tavolo del destinatario.

Oggi, invece, si fa una scansione dei fogli e li si invia per posta elettronica. I più "tecnologici" scrivono direttamente con una tavoletta grafica o con un tablet touch screen. Siamo diventati tutti futuristi, evviva la velocità, unica igiene del mondo! Perché il progresso si manifesta sempre con la trasformazione dell'uomo in robot?

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