Passa ai contenuti principali

In primo piano

AI, matematica, insegnamento, e quelle cose lì

  Sono momenti di grande fermento, nella comunità matematica. L'annuncio che un'AI (Artificial Intelligence) avrebbe risolto un importante problema matematico relativo alle equazioni di Navier-Stokes ha scatenato fiumi di parole (cit.) e guerre di opinione sulle possibili ricadute di una tale ingerenza artificiale in ambiti tradizionalmente riservati al pensiero umano. Non voglio farla lunga, ci sono dozzine di testi pronti all'uso, per supportare o confutare qualsiasi opinione personale. Mi limito qui ad un modello banalissimo, ma altrettanto concreto: l'insegnamento. Anzi: l'insegnamento che da alcuni anni tengo al primo anno della laurea triennale in matematica. Ho studiato decine di libri, ne ho scritti tre, e umilmente sento di avere ormai una visione abbastanza concreta della materia che insegno. Quest'anno ho voluto fare un esperimento: ho selezionato qualche libro e qualche articolo particolarmente pertinente con il programma del mio corso, ho scelto una...

Thank you for your attention

Torno oggi da un interessantissimo convegno. Vi propongo qualche piccola riflessione sulle conferenze matematiche. Sono soltanto riflessioni, non prendetele come critiche, per favore.

  1. Per quanto à l'ancienne, i seminari con gesso e lavagna (o pennarello puzzolente e lavagna) restano sempre i migliori. Ad esempio perché anche il pubblico riesce a capire qualcosa, avvantaggiandosi delle pause per scrivere e per cancellare la lavagna. Sono faticosi, certo, ma lasciano una piacevole sensazione di aver impegnato bene le proprie forze, sia per chi parla, sia per chi ascolta.

  2. Ma il tempo concesso è tiranno, e il povero conferenziere deve comprimere mesi di lavoro in venti minuti, o meno. Ecco che scatta la fascinazione della presentazione con il proiettore. Gli altri scienziati usano programmi come Microsoft Powerpoint, mentre noi matematici amiamo Beamer o Prosper. Essenzialmente, le nostre presentazioni sono file PDF creati con LaTeX e proiettati con l'aggiunta di qualche effetto speciale. Sfortunatamente, questa meraviglia del XXI secolo è infida, e lo speaker dovrebbe evitare di preparare 93 diapositive farcite di definizioni e teoremi. È la parte più dolorosa, perché tutti vorremmo poter spiegare i nostri risultati scientifici in dettaglio.

  3. Se posso permettermi, sconsiglio di aggiungere l'ultima, maledetta, diapositiva: quella con la frase in grassetto Thank you for your attention. Mi sembra più elegante usare la voce, che toglie quell'effetto "surgelato e pronto da mettere in forno" che il ringraziamento per iscritto trasmette al pubblico. Variante: non mettete la foto dei vostri figli, e non dite These are my best results! Suona un po' penoso, soprattutto ai single.

Commenti

Post più popolari