Recensione: "La bestia dentro"






Mesi or sono, girovagando fra gli scaffali di una libreria del quartiere Bicocca, mi sono lasciato irretire dal prezzo scontato di questo ennesimo thriller nordico. Da qualche anno sembra che i nordici, scandinavi o giù di lì, passino la loro giornate a concepire crimini efferati da smerciare ai lettori di mezza Europa. I due autori di questo romanzo sono fratello e sorella, vivono a pochi chilometri da Copenaghen, ed evidentemente hanno guardato troppa televisione.

La trama offre comunque alcuni spunti gustosi, a partire dal tema di fondo: l'odiosa pedofilia. Senza guastare la sorpresa dei futuri lettori, dirò che la storia parte dall'esecuzione di cinque individui, che presto si scopriranno pregiudicati per reati connessi alla pedofilia. Gli autori presentano una Danimarca ambigua, dove i reati a sfondo sessuale sono placidamente tollerati dalle leggi vigenti e dalla politica. In questo clima sordido, un gruppo di vendicatori ha buon gioco nell'ingraziarsi la simpatia e la complicità della popolazione, qui tratteggiata come una massa informe e pronta a tutto. A dar la caccia ai killer c'è una squadra speciale comandata da Konrad Simonsen, che dovrà scontrarsi contro la reticenza della maggioranza silenziosa che approva il capestro per i pedofili.

Il libro è lungo, ben più lungo del necessario; ma la qualità mi è sembrata piuttosto scarsa, al livello di un telefilm girato con pochi mezzi. Francamente non so se certi toni dei due autori rispecchino la realtà danese, ad esempio quando una poliziotta cerca di farsi togliere una multa per divieto di sosta e un collega la accusa di voler trasformare la loro patria in una repubblica delle banane. O quando Konrad Simonsen scardina la reticenza di una dirigente scolastica con il prestesto di qualche telefonata privata partita dal suo ufficio. Certo, per noi italiani tutto questo è poco più di una barzelletta, considerato il livello di corruzione diffuso. Però restano situazioni grottesche, forse costruite a bella posta.
La pagine finali sono piuttosto banali, e non riscattano la sensazione di déjà vu che accompagna il lettore dai primi capitoli. Perché questi nordici non tornano alle saghe epiche?

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