Recensione: "Il vento nel vigneto"






Scritto da Carlo Sgorlon nel 1960, Il vento nel vigneto è un racconto lungo che ha il sapore delle cose perdute. L'ho trovato su eBay, in un'edizione del 1974 ricca di note didascaliche un po' pedanti; probabilmente si tratta di un'edizione scolastica, appesantita dalla retorica di quarant'anni fa.

Eliseo Bastianutti, dopo aver scontato circa trent'anni di carcere per un omicidio dai contorni piuttosto confusi, riceve finalmente la grazia fa ritorno nella sua terra friulana. Il mondo gli è nuovo, e ben presto sconta il sospetto dei paesani, che non si fidano di un ergastolano. Stenta a trovare un alloggio, e la sorella Iolanda gli rinfaccia i tormenti e il danno economico che la famiglia ha dovuto sopportare a causa del suo crimine. Solo al mondo, vaga fra i paesi a nord di Udine, spendendo gli ultimi soldi guadagnati in carcere. Ma Eliseo è un uomo molto diverso da quello che è entrato in prigione tanti anni prima, ed è deciso a ricostruirsi una vita onesta. Finalmente trova una camera in affitto presso una vedova, Rita, con un ragazzo di tredici anni, Riccardo. La donna non si cura della storia difficile di Eliseo, lo accoglie con cortesia e gli offre in uso gli attrezzi del marito defunto.
Eliseo vive alla giornata, facendo piccoli lavori per gli abitanti dei paesi, e poco a poco se ne guadagna un certo rispetto. Riesce a farsi assumere come operaio addetto alla costruzione di una nuova strada asfaltata, ma una brutta lite con un giovane manovratore di escavatori lo spinge a licenziarsi. L'uomo si rende conto di essere anziano (anche se ha solo cinquant'anni), e di aver bisogno di un lavoro autonomo.
Grazie alle amicizie costruite nei mesi, rileva il triciclo (!) di un rigattiere, e si lancia nella compravendita di mobili antichi: li acquista in campagna e li rivende agli antiquari di Udine. Ben presto accumula un piccolo capitale, che gli consente di diventare il proprietario di una bottega di falegnameria: il suo sogno si è ormai realizzato, ha un lavoro stabile e qualche risparmio in banca.
Nel frattempo il suo rapporto con Rita e Riccardo si fa più famigliare, ed Eliseo è lieto di avere almeno un po' di calore umano dopo una vita dura. Si spinge a domandare a Rita di sposarlo, ma il rifiuto della donna è cortese ma netto: non può rinunciare alla pensione del marito morto, perché Riccardo vuole studiare e laurearsi. In un momento di spietato realismo, dice ad Eliseo che a cinquant'anni basta poco per andarsene al Creatore, e a quel punto che potrebbe fare lei, sola e senza mezzi di sostentamento?
Eliseo accusa il colpo, medita di fuggire ancora una volta. Ma capisce di non poterlo più fare, perché nella vita basta sapersi accontentare. Ormai ha raggiunto una relativa felicità, e se non potrà avere una moglie, si farà bastare quella strana famiglia al limite della clandestinità.

Il libro ha un inizio ma non ha una precisa conclusione: Eliseo ascolta il vento nella vigna di Rita, e capisce che quello è il suono della vita. Verrà un altro inverno, poi ci saranno primavere ed estati finché anche lui morirà; ma per questo c'è tempo, ora bisogna godere del presente.
La scrittura di Sgorlon è facile e magnetica, arricchita di regionalismi comunque comprensibili. La parabola del protagonista non deve essere interpretata come un improbabile sogno americano; se è vero che Eliseo si costruisce una nuova vita economicamente stabile, non riuscirà ad avere ciò che più gli manca: una famiglia vera, come era intesa a quel tempo. Eliseo Bastianutti raggiunge solo una parte del successo, e qui sta il messaggio di Sgorlon. Pratico come tutti i friulani, sa che bisogna pur mangiare; però la roba non è tutto, ed anzi è nulla quando non si è in pace con se stessi.
Complessivamente una buona lettura, da riscoprire.

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